venerdì 23 aprile 2010

Epifora.

Sembra proprio che io sia super occupato.



E invece niente.

...

Ieri bego, mando, chiamo per avere un pezzo da correggere,
- Ché la scadenza è vicina e dovremmo guardarlo in fretta
dico.
E invece niente.

Quindi mio malgrado mi trovo più o meno con il pomeriggio libero-per-finta, ovvero in attesa di quel che avrò da fare.
- Bene, saprò attendere,
mi dico.

Pulisco i piatti.
Cucino.
- Sì, in quest'ordine -
Leggo Palanhuk e Campbell e qualcosa di Davanzo.
Apro la casella di posta e mi aspetto sia arrivato quel che devo correggere.
E invece niente.

Senza scoraggiarmi, apro gli altri due-tre progetti a cui lavoro e inizio a riprenderci confidenza, a rileggere e correggere i refusi, a spostare le frasi di sotto più sopra e di sopra più sotto.
Ogni dieci righe che scrivo do' un'occhiata alla casella di posta, che resta metaforicamente vuota, quindi decido di chiudere il pc e dedicarmi ad altro.
Cioè a niente, visto che non posso uscire né mettermi d'impegno su qualcosa che porti via troppo tempo.
Noia.
Noia.

No
Ia
...

Anche nella P.IVA, si lavora come tra ingranaggi:
- Io giro ma se giri tu.

La differenza è che da ordinariamente-occupato, in caso di lunghe attese fai pausa caffé.
Ora, sentendomi libero, avendo questo tipo di pause potrei fare chissacché...
E invece...
Niente.

A

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