mercoledì 10 febbraio 2010

Un uomo probo?

Grazie di tutto, Faber.


Tra le altre, per quella in cui un onesto sorride tagliandosi le vene per una che non lo amava niente.

...

Succede che c'è un tale Erre, che come altri fa il libero professionista nel campo della comunicazione. Non sto a dire se sia bravo o altro, stavolta: giudicate voi.
Succede che Erre fa un bell'incontro preliminare col tal Cliente.
Parlano, si chiariscono, si conoscono.

Erre pensa proprio di poterlo fare, quel lavoro, ma il Cliente invece

- Mah non lo so chissà.

Capita.

Allora Erre si scoraggia un po' ma poi si dice
- Vabbé, magari gli propongo un nuovo progetto, taglio un po' la mia parcella, rettifico qualche punto e faccio vedere che mi impegno.

Passa qualche giorno e il Cliente signorilmente chiama Erre:
- Mah sì vabbé però
e aggiunge
- Se cominciassi a farlo, questo lavoro, saremmo sicuri che lo sai fare.

Erre, come me, d'altronde, ha quel genere di ingenuità che si manifesta in frase come
- Va bene, ci sto: io comincio poi vediamo di aggiustarci
pensando segretamente
- Quando ti accorgi di come sono bravo mi darai anche più di quello che ti chiedo!

Invece succede che Erre lavora lavora e lavora e, dopo che le cose son ben oltre l'avvio, prova a chiamare il Cliente.
Quello, con tutta la coerenza del caso, dice
- Mah, boh, chissà.

e, in ultima analisi, è
- No.

Seccante, ma anche questo capita.

Il problema è che passano altre settimane, qualcuna, e il Cliente se ne esce con la sua campagna di comunicazione, che guarda caso è ugualeuguale a quella che aveva proposto Erre.

- Qualcosa non va,
si dice Erre, e lo dice via telefono anche al Cliente.

- Le idee erano nostre, tu ci hai solo ricamato un po' su,
gli dice il Cliente, che vi ricordo è quello di Mahbohchissà fino alla nausea.

Erre si costerna s'indigna e s'impegna, poi getta la spugna, ma senza troppa dignità.
Più che altro perché, a parte dire a tutti che stronzo sia il Cliente, non sa cosa fare in un Paese in cui un processo sui diritti d'autore per una campagnia di marketing il giudice di pace non lo prende neppure in considerazione.

...

Ora, va bene la passione.
Cell'ho, cell'ha Erre, ce l'abbiamo quasi tutti.
E sono il primo a dire che non si può pensare sempre solo ai soldi, sennò davvero non fai nulla, a parte tirare la carriola.

Però capisco come, se chiedono di tagliarsi le vene, non a tutti venga da riderci su.

A

lunedì 8 febbraio 2010

Lontano da.

Peccato che qualcuno si sia mosso.



Servirà mirar le cose da lontano per capirle?
Beh, ultimamente ho i miei dubbi.

...

Giornate piene anche se a guardare il mio c/c non lo diresti.
Seicento lavoretti tutti
- Poi vediamo come metterci a posto

o

- Senti io più di una pizza (ma senza birra, pomodoro o acciughe) non ti posso dare

o ancora il fantastico

- Se intanto cominciassi a farlo? Per il pagamento appena so qualcosa ti dico...

che poi al momento sono il sale della mia differente (dis)occupazione e l'allegro menù della mia P.IVA. Non è un grosso problema investire energie in cose interessanti anche senza una retribuzione: ho messo in conto di passare qualche mese di downshifting, quindi i soldi non sono la mia principale preoccupazione.
Il vero problema è l'umore.
Nel senso che smettere di lavorare ottooreotto di contratto avrebbe dovuto liberarmi la testa, oltre alla giornata, invece no. Sono occupato in ciò che mi piace, sono davanti al pc e scrivo.
Vado a teatro un sacco, spesso per lavoro.
Ne faccio, pure.
E allora di cosa mi lamento, visto che di cose di cui lamentarmi non ne ho?
Prima era

M'alzom'immergoinMilanomilavoromipranzomilavoroancoramiescom'immergoinMilanoancora

e finalmente faccio cose interessanti o utili o necessarie.

Ora è
M'alzomilavoromipranzomilavoroancora e finalmente continuo a fare cose interessanti o utili o necessarie per me.

Insomma, mi manca la parte in cui m'immergo nella città. Mi manca il contatto con la gente.
Beninteso: non sto facendo lo stilita. Esco, eccome.
Però adesso guardo il mondo dell'occupazione da estraneo, e la diversa prospettiva cambia tutto o quasi. E mi sembra di giudicare senza averne il diritto, di parlare senza cognizione di causa. Di fingere senza onestà, invece di fingere sinceramente come si dovrebbe fare.

...

- Stai dicendo che mi manca il vecchio lavoro, cazzo?
Cazzo no.
Dico solo che la Terra dallo spazio sembra tutto sommato un posto tranquillo, ma è vivendoci in mezzo che capisci quanto schifo possa fare.
Ecco, mi manca un po' lo schifo, cazzo.
Uno non può essere nichilista e rivoluzionario e mi sa neppure ironico senza un po' di schifo.
O di umanità se preferite.
Ma è quasi dire la stessa cosa, giuro.

In fondo chi studierebbe Leopardi se le cose gli fossero andate bene?
Ho bisogno di qualcuno di cui lamentarmi, mi sa...
Ne ho bisogno, ma non lo vado a cercare: è sempre meglio sapere cosa ci manca e continuare a non averlo, piuttosto che ottenerlo, scoprire che non ci basta e ricadere nell'assenza ingiustificata...
No?

A

martedì 2 febbraio 2010

Semplicità volontaria

Tutto cambia.



Io per esempio da un po' ho messo la quarta ma comincio a pensare che finirò la benzina prima di arrivare da qualche parte.

...

C'è questa cosa che si chiama downshifting, letteralmente "scalare la marcia", ma che noi italici definiamo tecnicamente "semplicità volontaria".

Io ne ho sentito parlare per radio: questo tizio di Genova prima faceva il turbomanager e poi si è accorto che la vita-di-mercato fa schifo ed è mostrificante quindi ha cominciato da capo, appunto riducendo i giri del motore. Meno lavoro, meno soldi, ma anche meno stress e più tempo libero da passare con la famiglia e in generale a pensare a sé stessi e alla propria salute.

Un rapido giro su wikipedia mi fa scoprire che uno dei simboli della semplicità volontaria è tale Robert Reich, Ministro del Lavoro durante la prima amministrazione Clinton, che ha rifiutato l'incarico per il secondo mandato appunto per poter passare più tempo con la sua famiglia.

...

Beh, la semplicità volontaria mi piace.
Mi piace quello che rappresenta e condivido i valori che la sottendono tanto quanto ripudio i disvalori che avversa.
Ma un diversamente (dis)occupato quale io sono è un downshifter?
Io lo sono?

Anche sì. Perché faccio o provo a fare quello che amo. Perché ho scelto la sobrietà in luogo del consumismo. Perché è più facile ridere con gli amici adesso di quanto non fosse qualche mese fa.
Perché prima facevo un lavoro che santoddio avevo scelto e che mi corrispondeva un buono stipendio, ma che in definitiva prevedeva qualcosa a cui non ero disposto: la prostituzione.

E anche no. Perché non sono sicuro che la mia qualità della vita sia migliorata, visto che ogni rifiuto -di curriculum, di racconti, di.- è una sferzata alla mia autostima; che ci sono notti in cui il sonno non ci pensa proprio di arrivare; che il tempo alla fine mi manca lo stesso: che non sempre capisco la differenza tra
- Non voglio
e
- Non sono capace.

Insomma, sono (anche) un diversamente downshifter.
Non so perché ma lo trovo appropriato.

A

mercoledì 27 gennaio 2010

La Terra degli Zoccoli.

Ciao Amico d'Olanda.


So una storia sul tuo Paese e vorrei mi dicessi se è vera.

...

Tutti sanno che Amsterdam è più aperta della maggior parte delle città europee, al di là dei cofee shop e delle ragazze-in-vetrina.

Però insomma i coffee shop ci sono, e sono famosi perché ci si vende il fumo.

Ora, la storia che conosco ha a che fare proprio con la cannabis.

C'è questo ragazzo italiano che chiamiamo Hanz.
Hanz è... Beh, il tipico personaggio di questi post: uno in gamba.
Sta facendo un dottorato di ricerca appunto ad Amsterdam e non se la cava niente male.
Però insomma pare che anche nei Paesi bassi la vita dei ricercatori sia piuttosto grama, quindi ad Hanz serve un lavoro che gli permetta di continuare il dottorato e di pagare le bollette del caso.

Sarà che ha una mentalità scientifica, sarà che ha due narici perfettamente funzionanti, sarà che ha origini contadine, fatto sta che Hanz fa due più due e capisce che se tutti fumano nei coffee shop, qualcuno la maria dovrà anche coltivarla.

- Perché non io?

Chiede in giro e il solito Amicochenesa gli dice

- Un sacco di studenti coltivano la maria nel proprio appartamento. Fallo.

e non aggiunge

- Io però sono troppo furbo per farlo, pirla.

Quindi Hanz si arma di vasi, terriccio e pazienza -i semi si trovano appunto nei coffee shop- e inzia la sua attività parallela, che i effetti gli costa poco tempo e per contra gli frutta abbastanza.

Solita precisazione d'obbligo: Hanz non è uno spacciatore né un delinquente. Non coltiva le piantine su larga scala. Fa solo quello che gli serve per vivere tranquillamente mentre continua il suo dottorato, e lo studio resta la sua prima preoccupazione.

Passano i giorni, i mesi, gli anni, e tutto funziona alla grande.
Poi, un bel giorno, un giro di denunce che pare inizi dalla solita Vecchiarompicoccigidelpianodisopra suggerisce alla polizia di fare un controllo nella camera di Hanz. Lui è fuori, ma lo raggiungono sul cellulare.
Senza un pensiero in testa, forte delle parole di quell'Amicochenesa, torna a casa e fa fare alla polizia un bel giro turistico della sua serra.
E scattano le manette perché -e questo è il fatto che non riesco a verificare con certezza- ad Amsterdam rilasciano licenze per vendere la marjuana, ma coltivarla è vietato proprio come da noi.

...

Hanz se la cava con poco: a parte il disprezzo dei benpensanti, la sua piccola attività non gli causa grandi problemi. Finirà tranquillamente il dottorato e tornerà a fare il diversamente occupato nelle italiche terre.

Però mi sembra una sorta di compensazione divina, di giustizia cosmica, di bilanciamento universale che gli studenti si paghino gli studi praticamente foraggiando i vari convinti fruitori di droghe leggere, che a loro volta ingrassano i coffee shop.

E mi sembra una profanazione, una violazione, quasi una blasfemia che un Governo, anche uno illuminato come quello Olandese, metta i bastoni tra le ruote alla Provvidenza che così bene ripianava il divario tra debosciati e dottori...

Chi ne sa di più?

A

martedì 26 gennaio 2010

12 dosi di felicità.

Adoro lo spam.


E' vario come il mondo, altrettanto sporco ma molto più ottimista.

...

- Ragazza dall'Est molto carino 25 anni vecchia affidabile voglio una relazione seria per potere diventare la tua gioia

o anche

- Riscoprire l'energia dei 20 anni per soli XXX euro

o i magnifici

- Casinò on line: NON è UNO SCHERZO solo per te un bonus di XxX euro da spendere subito.

Naturalmente, da diversamente disoccupato, non posso non focalizzarmi sui vari
- Lavora da casa e aumenta del 75% il tuo reddito
che, considerando il mio reddito attuale, vuol dire zero, ma vabbé,

- Ci serve solo un conto corrente per trasferire dei capitali: buoni guadagni e tutto perfettamente legale
è uno dei più accattivanti, anche se il magnifico e sempre attuale

- Vuoi imparare a lavorare per il web?
ha un che di più convincente.

Uno spasso, ad aver tempo di leggerli.

...

La cosa che mi fa amare lo spam è la consapevolezza che, dietro l'inferno dei traduttori automatici e dei compilatori che mandano a tutti gli indirizzi possibili e scrivibili, c'è qualcuno che quei testi li scrive davvero, e che ad essi affida le proprie speranza di guadagno.

Visto che questo Qualcuno è molto costante, e che non tutto lo spam è anhce virus malefico che vuole prendere il controllo del mio mause, probabilmente ha anche un ritorno dal tanto impegno che profonde.

Lo spam come nuova formula di comunicazione promozionale?
Qualcuno pensa di sì.
Ed è tenerissimo che continui a spedire i suoi messaggi d'amore dritto nel cestino della nostre caselle.

Spammare significa struggersi.

A

lunedì 25 gennaio 2010

Derby a Milano

Tristoneri e perdazzurri.


Passare la sera a Milano e fregarsene del derby.

...

Hai perso una parte d'italianità quando un lunedì ti accorgi di non saper parlare della partita della domenica.
Non sai i risultati, non sai che sfide ci siano state, hai letto del derby solo di sfuggita e, magari, hai passato un'oretta in coda chiedendoti

- Ma cosa c@dso succede a Milano che alle sei di domenica c'è tutto 'sto traffico?

Nessuna morale tipo
- Vabbé io preferisco gli sport puliti tipo la lippa
o acidità menefreghista come
- Io sono qui che tiro la carriola e loro milionari a tirar calci a un pallone
né ipocrisie come
- Ieri avevo uno spettacolo di teatro kabuki in lingua che non ho proprio fatto in tempo ad accendere Sky.

...

Semplicemente, ieri ho scritto ascoltando Moz.
Che poi significa
- Ho lavorato.

E meglio non avrei potuto passare al domenica.

A

venerdì 22 gennaio 2010

It's a long way home, baby

E' ancora lunga.



Non sono esattamente due passi, da qui a dove si vuole arrivare.
Se poi non si sa di preciso dov'è che si vuole arrivare, tendenzialmente le distenze si allungano.

...

C'è questo tizio che chiamiamo Ci.
E' una brava persona e disponibile, solo che le cose gli scappano subito di mano.
Ha buone intenzioni ma è molto confusionario, quindi
- Non preoccuparti: ci penso io,
se lo dice lui è meno rassicurante di quanto non pensereste.

Ci di mestiere aiuta quelli che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese.
Li ascolta, gli dà una mano concreta. Un pasto caldo e dei vestiti, per intenderci.
Questo lo mette decisamente nella categoria dei "buoni", anche se la sua naturale disorganizzazione a volte porta a piccoli incidenti, che giustifica cone frasi come
- Ma non t'avevo detto di andare Dillà?
oppure
- Ma ancora non l'hai capito che questo te lo portano Diqquà?
con quel tono sgarbato di chi sa di aver sbagliato ma sa anche che nessuno glielo rinfaccerà.
Va da sé che nessuno prima avesse mai sentito dire né Dillà né Diqquà.
Per autoassolversi, Ci regala accondiscendenza fuori luogo a quelle persone che dipendono da lui per mangiare.
Persone a cui è vietato il vaffanculo, per intenderci, pena la sospensione della pagnotta.
Persona che, nel loro disagio, sono deboli esattamente come uno stagista schiavo o un dipendente sobissato dal mobbing.

Beh, ma Ci non è un manager rampante e senza scrupoli.
Lui fa volontariato.
Lo fa per scaricare la frustrazione, ed è un vezzo tutto sommato piccolo, considerato il bene che fa, no?

...

Beh, per me no.
Ci è animato dalla migliori intenzioni di questo mondo.
Lo sono quasi sempre anch'io.
Ma tutte queste belle intenzioni sono fumo nella mia testa se non mi ci metto sopra, se non le scrivo, se non impilo le parole nell'ordine giusto per trasformarle in frasi che abbia senso e dia piacere leggere.
Il lavoro di Ci è rendere un po' di umanità alle persone che non ce l'hanno più: un cammino difficle, che però comincia necessariamente con un
- Buongiorno signore,
cioè con educazione e rispetto. Se mancano, manca il primo passo del suo lavoro quotidiano.

Quanto poi sia lungo in effetti questo cammino, o dove porti, non lo so e forse non mi importa.
Ma mi preoccupa che non lo sappia neppure Ci...

A

giovedì 21 gennaio 2010

Meraviglie della tecnica

Il mio primo personal computer andava a nastro.



Il commodore 64, cheffico... Per caricare Soccer ci voleva mezza giornata, e ogni tanto si impallava pure... Ma i gol a fil di palo ripagavano le attese.

...

Un po' di tempo fa un mascalzone -cui auguro ripetute e violente sodomie coatte- mi rubò la borsa e io, ingenuo alle cose del mondo, non trovai di meglio che sporgere denuncia.
Quindi corsi i caserma e
- Devo denunciare il furto del tal mia borsa e con le tal mie cose ad opera di tal figlio d'escort non nel senso della macchina e...

Mi prende gentile per mano l'Appuntata, mi gurda con gli occhi colmi di compassione, quasi mi accarezza prima di dirmi
- Echeccazzocredichesonounregistratore? Mi segua e ripeta piano, per favore...

La seguo in uno sgabuzzino che in due ci stiamo stretti, pieno com'è di relitti di PC giallastri dove una volta erano bianchi e coi tasti da mezzo etto l'uno
- Il magazzino dei macchinari dismessi, penso ma non dico
E meno male.
Perché l'Appuntata si siede davanti a una tastiera spessa tre dita e, con voce laconica,
- Ripeta piano, grazie
dice.

Io, un po' sconnesso come sono dopo il furto,
- Devo denunciare il furto del tal mia borsa e con le tal mie cose ad opera di tal figlio d'escort non nel senso della macchina e...
ripeto.
Ma al secondo tal lei è già indietro. Non perché non sia una buona dattilografa: è che le lettere ci mettono un po' ad apparire sullo schermo. Tipo due battiti di ciglia. Che, in tempo macchina, sono come dire contare fino a 10 per noi.
Provare per credere.

Devo.
unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieci
Denunciare
unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieci
il
unodue etcetera.

Un suipplizio.
Ma mica per me, che tutto sommato sconvolto ero e sconvolto sarei rimasto.
Per lei.
L'Appuntata.
Che credo fosse anche carina, dietro i capelli corti tirati e la divisa che immancabilmente su una donna sembra un abito da carnavale.

Batteva i tasti e aspettava.
Si accigliava e
- Il sistema è un po' lento,
diceva, mentre mentalmente faceva a pugni con un programma che in confronto Windows Office è un corazziere in alta uniforme.

Alla fine ha dovuto dare la stampa, perché potessi firmare la deposizione: il foglio è uscito credo due corridoi più in là, per massimizzare le risorse della caserma, e siccome giustamente non poteva lasciarmi solo nella stanza dei bottoni di una questura di Milano, abbiamo aspettato dieci minuti che un volenteroso suo collega ce lo portasse.
In quei dieci minuti mi è scivolata via la tensione (non il rancore nei tuoi confronti, oh ladro infame: che ti possano vendere come schiavo sessuale alla nazionale ruandese di bukkake).
Perché in quello sgabuzzino non ero l'unico a esser vittima di una rabbia impotente.
E per l'altra era una condizione quotidiana e permanente.

...

Tra i tanti diversamente occupati che conosco, ci sono anche persone che hanno scelto di servire lo Stato, come Carabinieri o poliziotti.
- Loro di solito hanno un contratto serio, altro che diversamente occupati, dice il solito Comunista Contestatore che ha squatterato un bel pezzo del mio cervello.

Beh, credo di sì.
Però non avevo mai visto, fino alla denuncia, in che condizioni lavorano.
In che condizioni si suppone debbano difendere la civiltà dall'imbarbarimento e dalla criminalità.
Con quali strumenti sono costretti a operare, umilando sé stessi e l'Istituzione che hanno scelto -a volte anche per passione- di servire. Qui non si parla di cose clamorose come la benzina per le auto di ronda, ma di PC. Strumenti di archiviazione ed elaborazione normali non dico in qualunque ufficio, ma quasi in ogni casa.

Ochei, Comunista Contestatore, non saranno diversamente occupati.
Però posso dire che ilGoverno, per loro, è un Diversamente Datore-di-lavoro, che non solo taglia, ma pubblicizza risultati impossibili e castiga presunti fannulloni?

A

mercoledì 20 gennaio 2010

P.IVA nel sacco

Povera IVA...


Così libera e lasciva in gioventù, così necessariamente azzimata oggi nel suo scranno di parlamantare europea.

...

Io come molti altri ho finito per darmi la possibilità di rilasciare fattura.
E' un modo come un altro per evitare il pantano dei contratti fuffa.
Ho questo amico che chiamiamo Esse che ha fatto la stessa cosa.

- Ma non l'avrei mai fatto se non mi avessero costretto, sai?
dice, se ne parlo
- Tutto questo sbattimento e le note spese e le tasse, le tasse mi ammazzano...

Ora: bisogna specificare che Esse è un bravo ragazzo, onesto etc. come tutte o quasi le persone di cui finisco per raccontare le storie.
Dice Esse che con questa specie di agevolazione che aveva lui quando ha aperto la P.IVA, i primi anni si versano contributi bassissimi, e te la godi un sacco. Un po' come avere una discinta showgirl sulle ginocchia: anche se sei abbonato a Chiesa&Vita, almeno una sbavatina ce la fai su quel decolté invitante.
Purtroppo però la showgirl invecchia -di solito per altro capita in fretta- così finisce che dopo qualche anno paghi di tasse più di quanto avresti pagato senza le tue agevolazioni. In un Paese dove il Senato approva la legge sul processo breve, questo è proprio un invito a delinquere.

- Ma come, l'anno scorso pagavo la metà!?!
dice Esse al Commercialista
- Eh ma la vita è così: le poppe prima o poi cascano, e non c'è chirurgia estetica che tenga.
risponde il Commercialista che evidentemente sapeva della metafora sull'Iva
- Ma se è troppo potresti fare due ritocchini qua, sai...

E così anche Esse, che mai avrebbe pensato di frodare il Fisco perché crede nello Stato e anche se non le dice il Liberismo gli è sempre stato in gola, si lascia consigliare dal suo Commercialista e inzia a gonfiare le note spese, a lavorare i nero, a fare come tutti quelli che poi si giustificano dicendo
- Tanto lo fanno tutti.

Ma Esse, che è onesto, dice più docilmente
- Tanto io lo faccio per pochi euro, mica per un milione...
Questo almeno finché Esse non diventerà milionario.

...

Ora, non posso dire che al momento giusto non farò come Esse: d'altronde, anche se il mio, di commercialista, è decisamente una persona per bene, non va in giro con gli occhi e ele orecchie
chiusi.
Però una cosa posso dirla: che io la soubrette IVA so com'è finita... A far la statuina al Parlamento Europeo, nominata da una certa parte che, pensa a volte i casi, è la stessa che depenalizza il falso in bilancio e vota -per ora solo al Senato- per il processo breve...

Viva l'Italia con le P.IVE nel sacco.

A

martedì 19 gennaio 2010

Pasionaria a progetto

Sulle barricate!


Rivoluzione rivoluzione rivoluzione!

...

Siamo italiani quindi partigiani nostro malgrado.
L'italiano cell'ha nel sangue di inasprire la passione fino a trasformarla in conflitto, di cercare la vittoria ai danni dell'altra parte, di sbeffeggiare e umiliare il perdente ad ogni occasione.

Siamo partigiani, che poi vuol dire tifosi.
Lo siamo tutti, ma non tutti ne sono consapevoli, perché non tutti hanno ancora ricevuto il giusto sollecito.
Prendiamo questa ragazza e chiamiamola Erre.
Erre ha i capelli rossi da pasionaria ma il cuore placido dell'Agnese.
Fa -tu pensa- la giornalista, e siccome è brava non le manca il lavoro.
Le manca invece un contratto, perché
- Eh sai la politica dell'azienda è così, non assumiamo...
e perché
- Guarda, lasciamo passare la Crisi e vediamo
ma soprattutto perché
- Te lo dico sinceramente: non ci sono soldi per farti un contratto serio

Tutte motivazioni se non buone almeno sufficienti a tenere Erre col cuore sereno al suo posto.
Perché il suo posto non è un brutto posto, in fondo, e anche se manca solo che porti il sale sulla schiena per chiamarla schiava, lo stipendio -seppur non garantito da contratto- arriva pingue e regolare nelle sue tasche.
Erre quindi si lascia scivolare addosso le critiche dei colleghi, le battaglie sindacali, i cortei a San Precario.

- Basta aver voglia di lavorare,
si dice.

Poi un bel giorno il suo capo - che forse come manager non ne sa più di un coltivatore di zucche, ma chissà- la chiama nel suo ufficio e con la faccia greve le dice
- Sai Erre, c'è un problema coi conti che non tornano
e
- Dovresti lavorare di più
e
- Non si trovano inserzionisti
e infine
- Dovremo tagliarti lo stipendio.

E' su quella frase che Erre ha scoperto di essere partigiana.
Partigiana del suo stipendio, disposta a difenderlo fino alla morte -altrui- dalle incurie della cattiva amministrazione. Ed è in quel frangente che si accorge di tutat la differenza fra avere un contratto e lavorare alla giornata: con tutta la sua abilità e la sua passione, non ha nulla di legale a cui aggrapparsi.
Prova a fare la voce grossa col capo, ma lei non è "quel tipo di persona".
Prova ad andare alle manifestazioni, ma lei non è "quel tipo di persona".
Prova a informarsi al Ministero del Lavoro e all'INPS, ma loro non sono "quel tipo di persone".

Risultato: si arrabbia si arrabbia si arrabbia e, siccome è una persona onesta, le viene l'ulcera duodenale e adesso va avanti a tisane e robiole.
Lavorando come schiava alla metà del suo stipendio.

...

Erre sarebbe una pasionaria ma il mondo di pasionarie pro-domo-propria evidentemente non ne vuole, quindi le rigetta nel tormento delle gastriti.
Erre è una buona giornalista e una persona per bene, ma l'unica cosa che le riesce è servire il padrone tra una visita medica e l'altra.

Io credo che una morale ci sia, ma essendo fuori dall'agone del precariato credo anche che non spetti a me dirla.

Evvia la mia neonata P.IVA nel sacco.

A

lunedì 18 gennaio 2010

E invece no!

A volte ritornano.


E se è tornato persino Lui, chi sono io per rimanere nelle retrovie?

...

Oggi compio 33 anni.
Una bella età per tornare, dicono.
Quindi, eccomi.

L'inizio zerodieci è andato meglio a me che al resto del mondo, credo.
Terremoti, assalti in San Pietro, statuine in faccia.
Io invece a casa a studiare e a scrivere e a parlare con la gente che da casa mia ci passa con la scusa di una birra un'acquazementa o un té.
E a guardarmi in giro, ovviamente.

Alla Santa Catodica (o Santa Plasma, a seconda del vostro reddito) un po' per ridere si salmodia di
- Ricchezza! Ottimismo! Prosperità!
mentre ai tiggì, non potendo parlare di cose serie per non smentire gli spot, ti raccontano la verafinta storia di Fidobau che prende al volo i freesee e a richiesta cita Nietsche meglio di Cacciari.

Al bar anziché
- Buongiorno
la mattina ti offrono un gratta-e-vinci e un
- Metti che oggi ti va di culo

Sul lavoro -chi cell'ha- si rimandano le firme perché
- Chissà come andrà?
e naturalmente per fregare la legge per cui al terzo contratto-a-prog scatta l'indeterminato.

E io guardo.
E invece di incazzarmi, ohibò, rido.
Non che sia diventato sadico.
Un po' più empatico sì, però.

Perché, strano a dirsi, il terzo sacco di immondizia che ti casca sulla testa sfaldandosi e lasciando a svolazzare foglie di lattuga e tetrapack non ti fa male: ti fa ridere.
La gente ne ha sentite talmente tante che ormai ci scherza su.
Anche mio padre, che l'ultima volta che ha riso per qualcosa credo fosse alla prima di un Buster Keaton, quando guarda il tiggì ora si fa scappare un
- Eh, aleghèr
che se non lo conoscessi direi che è proprio una battuta.

...

Il Ritorno del Monnezza purtroppo non ha fatto ridere nessuno e anzi so di un tizio che poi ha dovuto imbottirsi di Caccastopp sennò gli saltavano le tubature del WC. Però questa cosa brutta e poco seria che siamo noi uomini, queste bestie autolesioniste e cieche, queste brutture imperfette e fallaci, quando la misura è colma non riusciamo proprio a tenere l'espressione triste. Finiamo per mandare tutto in vacca, e così, evvivaevviva, riusciamo a sopravvivere a noi stessi e al mondo che abbiamo messo in piedi e che ci è sfuggito di mano.

Ritorno anch'io, un po' meno arrabbiato, più sereno, sempre più convinto di aver preso la scelta giusta rinunciando al balletto dei contratti a prog e delle panzane dette per vere ma sentire per false.
Panzane che mi rendo conto ancora brucino ai Qualcuno più onesti e laboriosi, che vorrebbero ma purtroppo non possono.

Tranquilli Qualcuno: prima o poi ci riderete anche voi.
O farete la rivoluzione.

A

domenica 3 gennaio 2010

Happy ending?

Post-datato.



L'ho scritto qualche giorno fa.
Ma lo incasso ora.
Volevo postare il primo dell'anno, ma ahimé tra le "mareggiate eccezionali" e l'efficienza proverbiale dei ripetitori, riesco a farlo solo adesso.
Cosa cambia... ?

...

Ochei ho inziato a scrivere il genere di storia che finisce con un morto.
E un morto alla fine c'è stato: il mio contratto.
Anche se da agnostico qual sono non posso dirlo con certezza, non credo ci saranno resurrezioni, reincarnazioni o trasfigurazioni di sorta. Al massimo un'assunzione in cassa sussidi, ma non ci scommetterei.
Dal primo gennaio la diversa-occupazione è finita insime al contratto-che-andavo-onorando.

Dovevo decidere cosa fare della mia vota, come inventarmi nuovo.
E cosa ho fatto?
Beh, intanto posso dire con un certo orgoglio che in queste settimane non ho imparato un cazzo.
Non a fare un colloquio.
Non a vendermi meglio.
Non a scrivere.

Semplicemente... Ho spolverato la tastiera.
Ripreso confidenze.
Col sentirsi gli occhi gonfi e
col ronzio del pc e
col clac di quando batto spazio o , o . alla fine di una frase.
Cose così.

Nulla di davvero utile, cioè.

E ho pensato a questo momento.
In effetti, ho soprattutto pensato a questo momento.
Cosa mi succederà domani?

Ho inventato per passare il tempo dei finali che ve li cito ma insomma non è che mi convincessero e infatti non amerei interpretarli qualora quelle cose finissero per capitarmi veramente.
Romantico
Mi riassumono e la mia Capa me la dà.

Operaio
Non mi riassumono e io organizzo i picchetti

Fatalista
Non mi riassumono e mi drogo

Effervescente
Non mi riassumono ma me ne fotto perché tanto mi ha notato la CNN e sarò il loro nuovo presentatore

Realista
Mi propongono un contratto a progetto a paga dimezzata per tre mesi che poi-si-vedrà e
-già che ci sei tiri su anche le merde della frisona,
che io accetto con trasporto accendendo un cero a Santa Giusispranda da Vercelli che m'ha fatto la grazia

Piccante
Non mi riassumono ma ho una tresca con una ex-collega e postcoito, mentre lei mi cucina una pasta in bianco, sparliamo dei colleghi così posso tenermi stretto il mio rancore e sfrucugnarmelo un po' per sentire quanto brucia.

...

Invece no.
Come quasi sempre, la realtà supera la fantasia.
O forse: quando vivo ho più fantasia di quando immagino.
Il finale è un happy ending.
L'unico possibile.

Nessun contratto a progetto.
Ma un progetto.
Che poi è un sacco di progetti.
Scrivere.

Ieri l'ho detto per la prima volta ad alta voce e suonava come la banda del paese: male, ma con molto entusiasmo.
- Direi che di mestiere faccio lo scrittore, non essendo pagato per fare altro

Non ci ho incassato un euro dicendolo così, e anzi, forse ho fatto un po' come quel che tale che
- Iosonounveroartista, iosonosempresincero
e poi era ridotto idealmente a poltiglia*.

Ufficialmente
- Ancora giornalista all'occorrenza certo
e
- se si presentasse l'occasione convinto cine-operatore
e
- Addetto stampa direi per vocazione
ma invece dietro tutto il resto
insieme a tutto il resto
- Contastorie, che vuol dire cacciapalle e bugiardo e cronachista e agiografo d'ignoti e diversamente disoccupato e.

Vuol dire prontivia e poco reddito e tante notti insonni.

E vuol dire che si comincia.
Chi se l'aspettava che la fine della storia sarebbe stato un inizio?

Vi abbraccio e vi auguro un 2010 di superata precarietà.

A

*Morgan dixit

mercoledì 30 dicembre 2009

Irrisolti.

O rompi il capo o rompi lui*.



Ci sono cose irrisolvibili.
E persone irrisolte.

...

Due storie sentite una dopo l'altra, che però ci ho messo un po' ad accostare.
Prima la storia di Tam.
Tam ha più o meno la mia età e ha deciso che lavorare è sbagliato.
Vivendo più o meno in campagna, si è messo a coltivare quella pianta innominabile e illegale che guai-e-dannazione-a-chi-se-la-fuma. Prima che lo chiediate: per lui mi sa che coltivare non è un lavoro.
Per un po' -un bel po', a quanto mi dicono- è vissuto dignitosamente di quello che la natura gli dava e l'accendino altrui bruciava. Poi le forze dell'ordine l'hanno redarguito e lui se ne sta nella sua casetta a studiare e fumare.

Seconda storia: protagonosta un tale Azz.
Azz è un po' più grande di me, è laureato e ha una certa passione per le lettere.
Infatti per un po' ha fatto il postino.
Poi l'insegnante.
Poi il giornalista.
Poi il tutore.
Poi vuole insegnare italiano all'estero.
Poi poi poi.

...

Io, Tam e Azz siamo più o meno nella stessa situazione reddituale: stipendio incerto o certamente assente, una certa inclinazione per la letteratura e lo studio, pochi titoli da esercitare nel campo accademico.

In modi diversi, Tam e Azz mi fanno paura.
Quel misto di comprensione, pena e angoscia che si prova per qualcuno che temi essere molto simile a te. Perché anche se Tam e Azz hanno due storie interessanti da raccontare, non credo vorrei viverle.

La domanda, la solita, è quel
- Non è che non hai voglia di lavorare?!?
che da milanese quale sono mi perseguita dall'infanzia.

Tutta queste indecisione, questa tentativo d'essere interessanti, quest'essere irrisolti, non è solo poca voglia di lavorare?

Se leggo&scrivo otto ore al giorno è come se lavorassi?

A

*Immagine trovata sulla rete: copyright di chi se l'è inventata, non mio.

martedì 29 dicembre 2009

Burp.

Noto prodotto natalizio.



Combatte le indigestioni e in generale gli eccessi a tavola.
E funziona.

...

Abbondano le portate, tanto che che mi perdo il sapore dei cappelletti in quello della mostarda, e quello della mostarda nel dolce del frizzantino, e quello del frizzantino nella torta di tagliatelle e quello del dolce nei ravioli di zucca del giorno dopo.

- Ci sarebbe questo posto per...
Dice il parente A.

- Hai provato a chiedere a....
Dice il parente B.

- Non pensi che dovresti fare il...
Dice il parente C.

Tutti meravigliosi.
Tutti amabili.
Tutti benevolenti e megliointenzionati.

Ma invece di sentirmi sicuro e confortato mi mettono a disagio.
Mi sento i colpa.
Tutte quelle aspettative sul
- Mio nipote, quello bravo
naufragate in un 32enne bianco di barba e dal carattere spigoloso.

Chebello c'è un parente D che mi chiede cosa voglio fare.

-Raccontare storie,
rispondo con la solita sincerità, puntellata da una generosa porzione di polpettone.

E lui, strano, me ne chiede una.

...

C'è un re che gli muore la moglie di parto.
Ora ha quattro figli e il letto vuoto.
Sposa la sorella della prima moglie ma ci sono sospetti che anche se non siamo in Danimarca ci sia del marcio da qualche parte.
I figli non sono abbastanza esistenzialisti per impazzire quindi uno si droga, l'altra diventa anoressica, il terzo fa finta di niente e si laurea in filologia romanza, il quarto poverino si iscrive a Forza Nuova.
La matrigna dopo un po' si accorge che un morto tira l'altro, e pensa che se ammazza il marito può regnare e sposare il giardiniere.
Però poi ci ripensa e gli fa solo le corna.
Il figlio che si droga scrive un libro sulla sua -fallita- riabilitazione, e diventa famoso.
La figlia anoressica scrive un libro sulla sua -fallita- riabilitazione e diventa anche lei famosa, ma a differenza del fratello maggiore non gliene frega nulla e si sposa con un finanziere.
Il quarto figlio, quello di Forza Nuova, non sa scrivere quindi non scrive un libro, ma diventa famoso lo stesso per un attentato che poi tanto hanno incolpato gli anarchici, sul quale rilascia un'intervista a Porta-a-portè da cui poi il conduttore ha tratto un libro di successo.
L'unico figlio che non diventa famoso è il terzo, quello che fa finta di niente, ché tutti i libri noiosi che scrive l'editore glieli boccia anche se è figlio del re. Alla fine andrà a trans perché sono i soli che lo capiscono -evidentemente da dietro- e scoprirà che per strada si vive meglio che in biblioteca, ma sarà troppo tardi.

Fine.

La morale è che se te ne freghi della vita la vita se ne frega di te.

...

- Mi sembra un po' troppo farcita
dice il parente D.

- Vabbé, tanto per mandarla giù c'è la citrosodina, no?
Risate.

A

lunedì 28 dicembre 2009

Quante-storie-fai?

...Dal film di Akira Kurosawa, Rashomon.



Ne parlavo la sera della Vigilia.
Storia di come sia possibile girare la frittata, se hai parole a sufficienza per farlo.

...

In questi giorni studio.
Non ho un esame in ballo, e proprio per questo studio.
Leggo, guardo, scrivo.
Canto, anche.
Insomma, studio.

A domanda precisa del parente a tavola,
- Studio
rispondo.

E siccome mi guarda come se non avessi detto niente
- E scrivo
completo.

Giro un po' la frittata per non dire esplicitamente che non avrei nulla da fare, a parte essere in vacanza, cioè. Ma si è i vacanza da un lavoro, e siccome io di lavoro non ne ho quasi più uno (uno col contratto, intendo), logicamente non posso essere in vacanza.
Quindi mi preparo a quello che verrà, che al momento è chiaro ma solo se lo guardi da lontano.
Man mano che si avvicina, i contorni sfumano.

Scriverò.
E va bene.
Non mi nascondo più dietro a paure più o meno motivate: io scrivo e racconto storie.
Non posso neppure dire che mi manchino gli spunti, le idee, o i concorsi a cui inviare roba.
Tutto molto nitido.
Ma, a un osservatore molto attento, e a me in particolare, sembra una frittata rivoltata.
Siccome non hai un lavoro, scrivi.

Siccome hai il numero necessario di parole, hai trasformato una sconfitta in una scelta di martirio.

...

Martirio una sega.
Questa non è la strada più difficile, perché è quella che mi appassiona. Questa non è la strada della sconfitta. E' la strada della catarsi.
Pulirsi la testa da tutto le croste che ci sono entrate nell'ultimo anno e mezzo.
Fare quello che voglio fare.
Scrivere.

Certo, è una strada diversa, con tempi, orari e abitudini diverse.
Non c'è più il treno da prendere alle 8,15, e chiama-per-avvisare-se-lo-perdi.
Non c'è più lo stipendio il 27.
Neppure il ci-penso-domani.

E' la stada dell'oggi perpetuo e necessario. Del non-ho-tempo-da-perdere.
La fine dell'autogiustificazione.

Dio, mi viene in mente una parola greca che saerbbe perfetta.
Ma ho iniziato da un film giapponese, e se metto anche le citazione greche chi voglio che mi legga?

Vabbé, è Aiòn.

A

giovedì 24 dicembre 2009

Buonnatale una sega.

Che regalo dimmerda.



Ieri esco per l'ultima volta dalla mia redazione.
Milano miracolosamente soleggiata e quasi tiepida nonostante la neve.
Controllo il conto in banca e scopro che effettivamente risparmiare serve, che ho un po' più dindi del previsto e che quindi ho un bonus per i regali ancora da comprare.

Poi mi ciulano la borsa.
E ovviamente lo spirito natalizio và a farsi benedire.

...

Non mi metto a parafrasare il celebre monologo di Albanese e del suo motorino, però certamente di accidenti al ladro ne ho tirati parecchi.
Coloriti.
E molto perversi.

Nella borsa, oltre a vari documenti e a un paio di regali, c'erano la mia macchinetta fotografica -quello che ho usato finora, e in cui c'erano almeno un altro paio di foto per il blog- gli appunti e i file dell'ultimo mese di scrittura e, soprattutto, la mia penna preferita.
Valore complessivo?
Una ventina di euro.
Ma cazzo recuperarle sarà impossibile.

Siccome sono convinto che sia molto rincuorante trovare un senso alle cose assolutamente insensate che ci accadono, oltre a inventare bestemmie ieri ho anche pensato ai perchéepercome di un borseggio proprio nel mio ultimo giorno di lavoro.

Fatalista:
- Oggi tutte a me, porcoEtc.

Ottimista:
- Evidentemente è la fine di un ciclo: si volta pagina.

Pessimista
- Ecco, non dovevo farmi venire grilli per la testa: mettermi a scrivere è stata una bella idea dell'Etc.

Cinica
- Era il giorno sfortunato di quello stronzo di borseggiatore, che con quello che ha trovato non si fa manco un Etc di caffé

Destrutturante
- Sarà lo spunto per un racconto

Esoterica
- Significa che la gente sta male e non devo sprecare soldi in regali

Vi risparmio le altre, più che altro perché mi accorgo che sto uscendo dal seminato.
In questo blog si parla di post-precarietà, giusto?
Bene: allora la morale, per un occupato terminale, è che anche l'ipotesi di darsi al borseggio, quando il c/c piangerà, purtroppo non sarà percorribile.
Empatizzerei troppo con la vittima.

...

C'è stato un periodo in cui, ascoltando De Andrè, simpatizzavo con chi ruba per il pane.
Credo che il disperato che mi ha preso la borsa appartenga a questa categoria.
Un poveraccio, che magari due o tre mesi fa aveva un lavoro precario come quello che va terminandomi, e che adesso si trova a fare i conti con pignoramenti, interessi e figli a carico.
Chiaramente mi spiace per lui.
Ma se c'è una cosa che ho imparato ieri è che mai, mai, ma mai proprio è lecito rubare la borsa di qualcuno.
Piuttosto, come dice quel prete anglicano di cui ho letto, rubiamo nei supermercati.

Ecco, tu stronzo che probabilmente mi hai pure maledetto per non averti fatti trovare un portafogli gonfio nella borsa: il mio regalo di Natale è un consiglio... Che finisce, via blog, anche a tutti quelli che potrebbero pensare di far qualcosa di simile, magari tra un paio di mesi, quando le cose cominceranno ad andare davvero male.

La prossima volta ruba qualcosa da mangiare.
In una borsa potresti non trovare nulla, ma di sicuro toglieresti qualcosa di prezioso a chi ce l'aveva.
Essere stronzi, e per di più senza tornaconto, peggiora la vita di tutti. Compresa la tua.

Buon Natale.
Natale una sega.

A

mercoledì 23 dicembre 2009

E io mi stufo.

Consuma, ma tanto il Governo ha individuato i siti per le centrali nucleari...



Un gran freddo a Milano e dintorni, quindi dò una mano ai caloriferi.
Secondo qualcuno non è molto macho avere una stufetta.
Beh, quel qualcuno probabilmente non patisce il freddo.

...

Ieri in metro incontro il mio Primo Direttore, che poi è quello per colpa/grazie al quale faccio il giornalista.

- Allora hai mollato il lavoro? Hai fatto bene, se non ti dava più soddisfazione.
Dice. Ed è, come sempre, molto rincuorante sentirselo dire.
In effetti, per me qualunque cosa dica lui è molto rincuorante.
Diciamo che, professionalmente parlando, ho una specie di "cotta" per lui.

Anche il mio Primo Direttore aveva lasciato un posto che non gli piaceva più, a suo tempo.
Il giornale per cui scrivevo anch'io.
Incomprensioni, pressioni, ambizioni... Tutto quel misto di motivazioni che stanno quasi sempre dietro all'interruzione di un rapporto lavorativo.
Gestì la cosa da signore.

- Prima che te lo dicano altri,
mi disse, dopo avermi chiamato nel suo ufficio
- ...voglio farti sapere che me ne vado. Qui le cose andranno avanti, ma senza di me.

Io biascicai un
- Sì.
Ma sapevo che le cose non sarebbero andate avanti. Almeno non per me. Non lì, comunque.
Il mio Primo Direttore non era uno dei motivi per cui lavoravo in quella redazione: era il motivo.
Ci misi un anno ad accorgermene, in realtà. Ma la storia era già scritta: dovevo solo leggerla.

Un po' come ora. La storia della fine di questo rapporto forse era scritta fin sulla prima pagina.
E' come se il titolo di questo capitolo della vita fosse "parentesi nella vita lavorativa del protagonista". Non c'era da aspettarsi durasse a lungo, tantomeno che fosse l'impiego della vita.
Ma quando si arriva al climax di una storia, il lettore appassionato riesce a dimenticare completamente quello che già dovrebbe sapere. Credo sia l'istinto di sopravvivenza delle emozioni.
-Se lo sai già, non sarai stupito. E tu vuoi restare stupito, no?
Immagino mi dica il mio ES, senza che io coscientemente l'ascolti.

Ecco, a mollare questo lavoro, quello di cui oggi termino di onorare-il-contratto ci ho messo un anno e mezzo. Più o meno il tempo che ci ho passato. Ma me ne sono reso davvero conto solo qualche settimana fa. E solo ora sta capitandomi.

Direi che non ci sono rimpianti, solo qualche paura.
La paura che il riscaldamento non scaldi abbastanza, e che la stufatta non parta.

...

- Hai fatto bene, mi ha detto il mio Primo Direttore.
Che però non è mai stato un diversamenrte occupato: andandosene, lui aveva già la nuova scrivania ad aspettarlo.
Lui probabilmente freddo non l'ha mai provato.

Sono rincuorato, certo.
Ma non vedo l'ora di provare ad accendere la stufetta dei mille progetti che dovrebbero scaldarmi il reddito in questo periodo rigido. Giusto per vedere se funziona, ecco.

A

martedì 22 dicembre 2009

Neve-da-ardere

A Milano ne abbiamo da buttare.


Nevica.
Non è esattamente una sorpresa, ma ha lasciato lo stesso tutti a bocca aperta.
Alcuni si divertono a vedere il fiato che si condensa in una nuvola di fumo bianco.
Altri sono semplicemente senza parole di fronte allo spettacolo dei fiocchi.
La maggior parte invece bestemmia a piena mascella, perché con la neve a Milano non ci si muove e hai voglia ad avvisare che farai ritardo.

...

Penultimo giorno a questa scrivania che da diciottomesi in qua chiamo mia.
Poi vacanza, dritto fino all'ultimo giorno del contratto-che-vado-onorando.

L'idea di aprire un programma per lavorare a qualche ultimo montaggio mi abbatte.
Sarei così lento.
Tutto quello che ho nel PC e negli HD mi è così alieno che per ritrovare un file perderei una giornata. La tastiera e il monitor continuano a fregarmi coi refusi. Anche il puntatore è in ritardo sul laser-mouse.

Mi guardo attorno.
Una spoglia scrivania bianca.

Ci metto una mattina a svuotare il cestello della carta.
Un pomeriggio mi prenderò per controllare i cassetti. Mettere via le penne. Gettare appunti e fogli volanti.
Non si lascia niente.
Certo, potrei tornare a gennaio a controllare a riprendere a cercare.
Ma non voglio farlo.
Questo sarà un addio, cheddiamine.
E da domani l'altro, la ruota girerà fino a nascondere questa redazione.

- Pranziamo insieme, ché domani me ne vado?
chiedo ad alcuni colleghi.

Non posso non ci sono non ho soldi non ho tempo non.
La neve non concilia un addio mangereccio.
Va bene così. Sarà un addio professionale, il che credo sia appropriato.

...

La neve nel cestino della spazzatura la porterà via il netturbino?
Arriverà il netturbino?
Si scioglierà e basta?

In ogni caso, giurerei che tra un mese la neve in eccesso l'avremo buttata tutta.
O messa a posto, cioè. Dove non dà noia.
Siamo a Milano, infondo.
La capitale del lavoro e dell'efficienza e del trasporto su gomma.
Tra un mese, insomma, nessuno avrà più scuse per essere lento e freddo e impantanato.
Me compreso.

Ma oggi, accidenti a Milano, anch'io mi sento davvero bloccato.

A

lunedì 21 dicembre 2009

Giro-vita

Tra un po' mi esploderanno i pantaloni.



Pranzi, cene, rimpatriate.
Molti, visto che chebello conosco tanti gruppi diversi di persone.
Redazioni bocconiani compagnie colleghi amici parenti.
Si alzano i trigliceridi si abbassano gli euri.
Cresce il giro vita e scende il portafogli che ho in saccoccia.

...

Ieri -anche ieri- grande cena a casa d'amico.
Non così grande, in realtà: pizza.

Battute e amenità e alcol quanto serve per far parlare un po' tutti dei fatti loro.
- Casa nuova perché in quella vecchia non ci sta più il televisore
o
- Chiamiamo una baby sitter perché insomma noi si parte per le feste e si va ai tropici
o anche
- Una settimana ad Amsterdam un'altra credo poi a Berlin prenoto ora che risparmio sull'aereo...

Tutte cose legittime e normali e belle.
Ma il tipo di pensieri che ha chi ha almeno un paletto nella vita.
Un reddito.

Ero tra amici ma li sentivo chepeccato distanti.
Non per colpa loro.

Non era questione di invidia o chessoio: ci ho pensato, ma in effetti non riesco a interessarmi seriamente a un televisore o a una vacanza.
Il punto è che loro sembrano tutti così già nella direzione giusta.
Come il Tal Manager che mi dice
- Specializzati

Se devi bucare un'asse, non puoi stederci il mattarello. Devi infilare una vite, e su un punto giraregiraregirare.

...

Ecco, quello che mi manca è un giro di vite. Anzi, di vita.
Non sono sicuro di sapere qual è il piano da bucare. Il punto su cui far leva.
Però penso di aver capito che riguarda il raccontare storie.

Bene, adesso mi serve solo la filettatura e spingere, girare, torcere.

Speriam non faccia male.

A

venerdì 18 dicembre 2009

Ma-dove-vai?

Stamattina colloquio.




Non con lo Zio Sam, però.
Con un Tal Dirigente di una grossa azienda milanese.

...

Arrivo con qualche minuto d'anticipo e mi sembra di stare a Fort Knox: per entrare in questo vecchio palazzo, sede dell'augusta azienda municipale milanese, poco ci manca che mi chiedano le impronte digitali. Meno male che non sono immigrato e che ho la pelle padanamente chiara, sennò facile che si infilerebbero il guantino di lattice e sotto con l'ispezione anale.

Comunque, arrivo al piano indicatomi e mi viene incontro una signorina rossadicapelli.
Qualche decina di metri tra i corridoi stile Dedalo, poi l'ufficio spazioso ma informale del Tal Dirigente.
Che, a dispetto della premessa, mi sta molto simpatico.

- Cosa vuoi fare?
Chiede passando al tu.

Io mi ero preparato alla grande sul passato, pronto a un banale
- Cos'hai fatto?
invece sul futuro non ho nulla di pre-cucinato.
Quindi, essendo tendenzialmente e disgraziatamente sincero,
- Raccontare storie
rispondo.

Pausa, nella quale lui cambia posizione.
Per chi si interessa di linguaggio del corpo: prima era seduto di trequarti rispetto a me, ora invece mi si mette dritto di fronte e appoggia gli avambracci sul tavolo.
Non credo mi voglia baciare, comunque.

- Io suonavo
dice.
E, a vedergli i capelli lasciati lunghi e sbarazzini quel tanto da non stonare con l'abito, non fatico a credergli.
- Però a un certo punto mi sono fatto un piano marketing e ho deciso cosa dovevo fare da grande, perché con quello non avrei mai guadagnato abbastanza.

Segue una bella e fraterna e piacevole chicchierata in cui mi dice che fondamentalmente il fatto di aver fatto un sacco di lavori che hanno a che fare con la comunicazione è come non averne fatto nessuno, che bisogna specializzarsi, che siamo prodotti nel mercato dei servizi e dobbiam saperci vendere. Poi dice che i miei progetti sono del tipo
- Non ci mangi
e che
- Ci sono un sacco di milionari che fanno come te. Ma hanno cominciato proprio perché erano milionari, non farti illusioni.

Io ringrazio, stringo la mano, butto lì due o tre frasi che però né mi piacciono né divertono, perché chissàcome mica mi sento più troppo a mio agio.

Lui mi accompagna a ritroso nel dedalo, ristringe la mano e butta lì a sua volta un
- Sai dove sono se hai bisogno
che mi fa ripensare all'ipotesi degli analisti transazionali secondo cui se ti sporgi verso di me sul tavolo mi ti vuoi fare.
Esco.

...

Oggi Milano è fredda da-quattro-barboni.
Cioè facile che ci restino almeno quattro senzadimora, per i geloni.
Io passeggio con calma verso il metrò restando scombussolato, con in testa
- Quanti mesi prima che il barbone in strada sia tu?

Una mezza ragazza col trucco sfatto al bancone del bar dove ordino un caffé, e veloce nel cervello
- Vuoi vedere che dovrò dar via il culo? Farà male? E quando potrò guadagnarci, sovrappeso come sono?

Piazza Duomo. La facciata della cattedrale ripulita e finalmente libera.
Così bianca da brillare dietro il nevischio.
Il poster di Burt Bacharach, che suonerà sabato.
"Io suonavo", mi ritona in testa.
"Poi però ho smesso perché non avrei guadagnato abbastanza"

- Ma è possibile che un Tal Dirigente invidi un Diversamente Occupato?

A