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lunedì 3 maggio 2010

Spaccarsi la schiena

In questi giorni mi sto spaccando la schiena.


Non metaforicamente, purtroppo.

...

Serate e feste e
- Ma come, vai già a casa?!?
detto con la biascica del troppo vino.

E' stato u nfine settimana intenso... ma di lavoro.
E nel mezzo di tutto questo battere sui tasti, tra una fattura inviata e un invito rifiutato,
- Certo, un'oretta per fare un po' di sport
dico a D., quando mi chiede di giocare a ping pong.

Ping pong, mica lottalibera.

Sull'uno a zero per lui, sono di battuta e

- Ehm... Abbiamo un problema...

La sfida più breve della storia.

...

Un lunedì di patimenti bestemmiucce e
- Io ti amo
all'Aulin mentre lo scioglievo in acqua non troppo fredda.

Chegiornatadimmerda.

Lo sport mutila la mia produttività.
La produttività s'inchina a u mal di schiena.

Quando ci faranno una legge?!?

A

mercoledì 28 aprile 2010

Ticchete-Tacchete-Tic

Non aspetta.



E mentre scrivo anzi mi ricorda che dovrei lavarmi la faccia e uscire.

...

Non dovrei scrivere, oggi.
O meglio, dovrei aspettare stanotte, e sperare che la mezzanotte non scocchi prima che abbia postato.
Ma sono tre notti che non dormo, e non credo reggerò.
D'altra parte, funziona che
- Ochei, non ho scritto, fa neinte chissene non ha letto nessuno cosa ci guadagno a insomma pace domani è un altro giorno si vedrà.

e funziona male.

Perché non scrivere è peggio che scrivere male, qui.

...

Hope you enjoy saving time.
Hope you enjoy I'm using english to be forced to be plain and fast.

Hope you enjoy I'm not washing my face to write this down...

A

martedì 27 aprile 2010

Eat-the-demon

Ieri notte leggevo Campbell in metrò.



E siccome la metro è un luogo fatale, gli unici altri due tizi sulla carrozza parlavano esattamente di quello che stavo leggendo, pur senza citare Campbell.

...

Periodo intenso.
Giro e non sono sicurissimo di farlo nel senso giusto.
Intanto giro.
E girando, per centrifuga, mi si asciugano i pensieri.
E girando, per vertigine, mi disgustano le idee.
E girando, per inerzia, mi si perde l'ora.

E appunto ieri torno a casa tardi e
- Devi affrontare le tue paure
sento dire a Uno davanti a me in metro.
Non che lo stesse dicendo a me. Parlava a un Altro, che stava con lui.
Però sentirlo mi ha ridestato dal torpore in cui stavo entrando, zuppo com'ero del primo -e inatteso- acquzzone primaverile, e del primo -e inatteso- periodo di frenesia diverso (dis)occupazionale.

- Devi affrontare le tue paure,
stava infatti dicendomi per iscritto Joseph Campbell, col suo stile un po' fanfarone.

- Mangia il tuo demone, e ne avrai le forze,
aggiungeva anche Campbell
- Se ti sta prendendo in giro e si fa un altro, meglio saperlo,
aggiungeva invece quell'Uno, divergendo dal copione mistico che mi stavo immaginando.

...

Uno credo che mollerà la sua tipa, avendo realizzato che forse mettersi insieme a una che la minigonna si vede appena sopra il tanga non è il massimo se vuoi farti una famiglia.

Campbell, dovunque sia, si starà certamente divertendo.

Io invece stanotte ho lavorato aspettando che i capelli si asciugassero.
E stamattina mi sono svegliato presto, per trafficare col telefono e mettere qualche paletto in più nei miei lavori-in-corso. Tutto aveva inspiegabilmente senso. Tutto era inspiegabilmente giusto. Girare era meno sconquassante del solito.

Ho mangiato il demone del mio stress/disinteresse per quello che stavo facendo, che poi era il demone della mia paura di non saperlo fare, che poi era il demone di essere preso per fallente.
Non era un gran boccone, in fondo.
Ma mi ha fatto girare dalla parte giusta, almeno oggi.

O forse sapere che c'è una minigonna libera in città mi ha messo allegria.

Delle due l'una.

A

mercoledì 21 aprile 2010

Tutto arriva a chi... ?

Basta saper aspettare*?



No, ma a volte aiuta.

...

- So meditare, digiunare e aspettare,
diceva il Siddarta di Hesse, a un colloquio di lavoro, presentando il proprio curriculum.

- Bene, le faremo sapere,
rispondeva il tal responsabile

- Fate con calma: intanto medito, e digiuno e aspetto.

...

Tempo fa feci un colloquio.
Intendo molto tempo fa. Due mesi fa, tipo.

- Bene, ti facciamo sapere al massimomassimo tra due settimane,
mi dice il Manager dopo la stretta di mano di commiato.

- Ochei,
dico io a denti stretti, già sapendo che in quelle due settimane mi si sarebbe attorcigliato lo stomaco.
Torno a casa e, non sapendo digiunare, ho mangiato più o meno come al solito.
Non sapendo meditare, ho continuato a passar tempo sui libri e su word e su Empire Earth II come al solito.
Ma, non sapendo aspettare, ho dolorasamente aspettato lo stesso, come è ormai abitudine.

Passa una settimana, dieci giorni, di settimane.
Chiaramente nulla.
- Cazzo non mi hanno preso cazzo sono una merda eccheccazz mi odio mi vergogno santiddio cazz fulminami davvero cazzo qui così la chiudiamo e cazzo e.
Cazzo.

Passa un'altra settimana -la terza- che ancora ci speravo, poi diventa un mese e non ci spero più.
Alla quinta settimana sbotto, mmi agito, mi riprendo.
Alla sesta sono un uomo nuovo pronto per nuove sfide.
La settima ho già mandato altri tre-quattro progeti e il lavoro che comunque porto avanti mi assorbe troppo per avere rimrsi. Sono un bulldozer e passo sopra ai problemi della vita.
L'ottava, cioè oggi, mi arriva una chiamata e
- Sa cosa? Abbiamo cambiato il responsabile comunicazione e tutte le posizioni sono bloccate... Non l'abbiamo chiamata perché non cerchiamo più, però in futuro la terremo presente. Buongionro, eh?

E cazzo.

Ochei, in un certo senso è una buona notizia.
Non è che non mi hanno preso: non cercavano più.
E in un certo senso, alla fine la mia risposta è arrivata, e non era brutta come pensavo.

Ma valeva la pena di aspettarla così tanto?
Sarebbe valsa la pena di saperla aspettare?
Vale la pena di aspettare qualunque cosa?

Cinicamente rispondo
- Checcazzo,
e tengo la passione per la prossima volta.

A


*Particolare da Attesa di Klimt

martedì 20 aprile 2010

Best-shot

Fai del tuo peggio, amico.


Beh, possibilmente senza danni all'abitato, però.

...

La cosa che mi impegna il cervello in questi giorni è il test per un lavoro che se potessi lo sposerei, per quant'è bello. Ha a che fare con lo scrivere, col raccontare, con l'inventare.

- Fico
direte voi, e
- Fico
ho detto io quando ne ho sentito parlare, poi
- Fiiico,
con una bella spruzzata di sarcasmo, hanno detto alcuni amici quando gliene ho parlato.
Ma tanto il sarcasmo ormai ho imparato a non capirlo -come le donne- quindi chissene.

Ora.
Dopo il colloquio conoscitivo mi tocca giustamente di fare un test.
- Fai del tuo meglio,
mi dice il tal responsabile, con cui ho parlato
- Noi poi valutiamo.

Tremarella.

Va bene, scrivo.
Va bene, mi impegno.
Va bene, mi valutano.

Ma quello che gli mando sarà proprio il mio meglio?

...

Do' per scontato che ciascuno di noi sappia fare il suo mestiere.
Come do' per scontato che chi valuta, sappia bene cosa sta cercando.
Il vero problema è l'autovalutazione. Cioè quel
- Fai del tuo meglio.

Non sono preoccupato del fatto che giudichino, positivamente o meno, il mio lavoro.
Sono preoccupato che lo giudichino il mio meglio, cioè il massimo che posso dare.
Mi spaventa che, letto quello, dicano
- Beh, non è male, ma se questo è il suo meglio...
E finiscano per scartarmi come poco dinamicopropositivoarrembante.
Mi spaventa dover presentare qualunque cosa abbia fatto come il mio "limite".

Quel singolo test magari non ha fatto saltare la baracca, non ha distrutto Hiroshima, non ha fatto finire la guerra. Ma questo non significa che non potrei farlo, con un po' di rodaggio.

Credo si chiami paura degli esami, tutto qui.
Ed è la prima volta che la sento da molto, molto tempo...

A

lunedì 19 aprile 2010

Spesa

Oggi mercato.


I pomodori sono speciali ma la frutta non era un granché.

...

Giro per le bancarelle e
- Tre euro al chilo?!?
- Ma sono freschissimi, signora!

Oppure
- Quattro euro per tre kiwi?!?
-Ma vedrà come sono dolci...

O anche
- Ma non mi fa lo sconto?!?
- Ma più basso di così, signora, vado in perdita...

In ogni mercato che si rispetti ci sono bugiardi, millantatori, ruffiani, approfittatori, furbi, ladri, e, naturalmente, fessi.

Io chissà com'è finisco sempre nell'ultima categoria.

...

Ora, quello del lavoro è un mercato.
Soprattutto se hai la P.IVA.
Tu lavoratore sei un prodotto da banco, né più né meno.
L'unica differenza rispetto al mercato è che sei contemporaneamente prodotto e venditore.

Io mi lascio a 50 euro al chilo.
Il conto, da bravo economista, l'ho fatto a casaccio, dividendo l'importo del mio ultimo contratto per il mio peso in chili.
No, non ve lo dico quanto peso, ma fidatevi del conto.

50 euro è decisamente fuori mercato per un pomodoro, un kiwi o un salame.
Se poi fossi un'oliva o un pistacchio, neppure mi si guarderebbe.

Fortunatamente sono una persona, e questo, santapeppa, conta.
Non un ortaggio qualunque.
Non un condimento.
Non una cosa che domani già tornerà a mancarti nel frigorifero.
Una persona.

Ecco, il confronto con prodotti da banco è estremamente gratificante
Un po' meno gratificante è pensare che per trovare un confronto gratificante devo cercarlo fra le barbabietole, e non tra i colleghi.

Ma sono cose che capitano, credo.
Beh, si lavora per la gloria, no?

E comunque non farei mai a cambio con un pomodoro, giuro.
Soprattutto da passato.
Sono uno che guarda avanti, mettiamola così...

A

venerdì 9 aprile 2010

The-spaghetti-incident*

La vita è un piatto di pasta.



Anche se non sei italiano, cioè.

...

Un fisico avrebbe potuto usare il moto browniano.
Un informatico la logica Fuzzy.
Un anglofono avrebbe detto

- Such a mess!

Ma io sono italiano, di media cultura e temo di scarse risorse lessicali, quindi ho scelto una bella agliooliopeperoncino.
Che tra l'altro non digerisco.

Davanti a un piatto di spaghetti nessuno sta a seguire un vermicello.
Tra i rebbi si incastrano tutti indiscriminatamente, la forchetta li arrotola senza preferenze, i denti tritano e sminuzzano equanimi.
Gli spaghetti sono un'entità collettiva nella ceramica del piatto fondo, tutti egualmente cotti, scolati e conditi.
Indistinguibili per gli occhi, per il palato, e a maggior ragione lo stomaco, che li digerisce e li caga.
Nel mio caso non senza qualche problema.

...

Il probelma nella mia vita con la P.IVA è che i progetti che porto avanti si incastrano tutti indiscriminatamente tra i tasti del mio PC, che word e acrobat li salvano senza preferenze, che chi li legge li trita e sminuzza equanime.
Le mie idee sono un'entità collettiva nel silicio del mio hard disk, tutti egualmente studiati, lavorati e cesellati.
Ahimé indistinguibili per chi li vede, valuta e caga via.

Non è che tutti siano uguali, né che tutti stiano ricevendo le stesse risposte.
Ehi, in fondo lavoro.
Però non ce n'è uno che al momento sia più vermicello degli altri.
Uno che possa seguirte fino in fondo, dovunque sia il fondo.
Uno che mi diverta a tirar su con la boccuccia a bacio.

E' tutto così uniforme che mi sembra di non fare davvero nulla, se non arrotolare i pensieri e metterli in bocca.

Ed è in questa indeterminatezza che s'annega il pensier mio, bruciato di peperoncino, macchiato d'olio e appestato d'aglio.

Ha senso, a leggerlo?

A

*Sono colpevole di molte cose, ma NON di esser fan dei Guns'n'Roses. Li cito solo per assonanza.

venerdì 2 aprile 2010

Manga mon amour

Ne guardo un sacco.



In effetti leggere fumetti giapponesi -o guardare i cartoni animati- è il mio principale passatempo.
E a qualcosa servono, a parte farmi addormentare tardi.

...

C'è un amico che
- Sono cose da ragazzi
dice sempre, e sottosotto non gli va giù che io le legga.

Però i manga, e per la precisione gli shonen manga, ovvero quelli "da maschietti", sono tra le tre quattro cose che riescono a farmi piangere.
Sì, piangere.
D'emozione, qualora aveste dei dubbi.

Perché c'è una morale che più o meno torna sempre, in queste storie apparentemente tutte uguali, con personaggi dai nomi astrusi a dalle battute spesso mal tradotte o mal riportate.
NON MOLLARE.
Credici.
Vai avanti.
Abbi fiducia.

Non voglio farci uno studio sociologico.
Semplicemente, è quello in cui, per volere o per forza, sono costretto a credere anch'io.
Se ti impegni abbastanza.
Se ci credi abbastanza.
Se sudi abbastnza.

Ce la fai.

E quando dopo parossisitiche fatiche, i personaggi quasi perdono... Ecco, lì piango.
No alla fine.
Non di sollievo.
Ma quando vedo che forse non ce la faranno.

Quando vedo che l'autore, chiunque esso sia, non ricompensa i suoi personaggi come io so che meriterebbero... Ecco, quello mi commuove.
Perché è reale. Vero. Adulto.
Alla faccia dei giochi per bambini.

...

Dal Giappone la morale è dunque: "chi la dura la vince".
Beh, lo so che non è originale.
Però in Giappone la dicono bene, e per quel che mi riguarda tanto basta.

In effetti, in Giappone ho un amico che l'ha durata decisamente oltre il limite dell'italiano medio, che ne ha passate di cotte, di bollite, di marinate, e di crude. Che è precipitato e si è rimesso in piedi. E che adesso sta per ricevere un pezzo di ricompensa. Il primo di molti, credo.
Insomma, come un eroe dei fumetti, è arrivato al premio credendo in sé stesso oltre ogni ragionevolezza.
Mi emoziona da piangerci.

Kampei, Paolo-kun!

A

venerdì 26 marzo 2010

En attendant...

...Qualcuno.


Ieri in via Torino. Città di Milano.
Prima o poi qualcuno arriva anche lì.

...

Sono state settimane di attese.
Tutte disattese.
Amando il teatro dell'Assurdo e Beckett in particolare, la cosa non mi stupisce.
In effetti, mi rilassa.

- E' una bella idea e vediamo di...
mi aveva detto Uno.

- C'è questo progetto che parte e ci servi tu...
mi aveva detto Due.

- Avremmo da prendere questo e voremmo che...
mi aveva detto Tre.

Uno, Due e Tre sono tutti amici e in buona fede, quindi io speravo. E aspettavo.
Ma purtroppo le loro proposte sono fin troppo divine.
Cioè, assenti.
Anche se piene di buoni propositi, cioè. Anzi, in quanto piene di.

...

Ieri ero appunto anch'io in via Torino, città di Milano, e in effetti ero anch'io in attesa.
Di una mail, di una chiamata, di un
- Dai si parte!

Che naturalmente non è arrivato.
Se aspetti un aiuto divino, di solito finisci a mangiar rape e carote mentre ti guardi dentro le scarpe. Nella migliore delle ipotesi, insieme a un cane o un Estragone. E se poi sei fortunato, arriva anche un Pozzo con la frusta a darti lezioni di vita assolutamente inutili, ma che fanno compagnia.
Se, infine, sei davvero baciato dalla sorte, a sera ti capita davanti un ragazzino a dirti
- Oggi no, ma sicuramente domani.

Bene, io, a parte signore e cane, che però non conoscevo, ero da solo nel marasmo dei passanti. Non ho incontrato né Pozzo né il ragazzino, o almeno no li ho riconosciuti.
Perciò nella sfortuna della solitudine cittadine, ho realizzato che, se pure qualcuno in via Torino dovesse arrivare, il mio aiuto divino rimarrà piacevolemente impegnato altrove.

Non è una cosa triste. Anzi.
E' un invito a continuare a fare il mio mestiere che, ormai è conclamato, è scrivere con la P.IVA nel sacco... Sul mio PC, nel mio studio, con le mie forze.

A

lunedì 22 marzo 2010

Si fa presto a dire quattro*

Facciamo il conto: 2+2=... ?



Già, non è esattamente come risolvere un logaritmo.
Ma sono le cose facili che mi fregano, persino più di quelle difficili.

...

A un certo punto, in questi ultimi mesi, sono stato bene.
Scrivevo e lavoravo.
Scrivevo tanto e mi pagavano poco, ma in fondo i soldi non sono un grande problema neppure ora, figuriamoci qualche settimana fa.
La parte interessante era lo scrivere tanto.
Che poi è quello che volevo fare quando ho cominciato a fare il diversamente occupato.

Poi incontro un Tizio o una Tizia, e davanti a una birra

- Cheffai nella vita?

- Scrivo. Tanto.

- Oh. Ti si trova in biblioteca?

- No.

- In edicola?

- Ehm... No.

- In rete?

- Beh, qua e là, certe cose...

Tizio -o Tizia- capisce l'antifona e smette di chiedere ricominciando a bere, sentendosi in imbarazzo per il mio imbarazzo. Quindi lasciamo il tavolo coi bicchieri vuoti e

- Boh?
pensa lui -o lei- mentre

- Boh?
penso pure io.

Se scrivi ma nessuno ti legge, anzi se scrivi ma nessuno ha modo di leggerti, non sei un granché come scrittore. Lì è finito il mio stare bene ed è iniziato lo stare in apprensione.

Fallimento.
Senso di colpa.
Crisi di fiducia.

Sono persino ingrassato, accidenti alle proprietà psicotropiche del cioccolato.

...

A un certo punto, e qusto è stato nel fine settimana appena passato, mi trovo davanti a un'altra birra con un altro Tizio, decisamente più in gamba di me nel far di conto.

- Ma tu cosa vuoi fare?
mi chiede

- Scrivere.

- E cosa fai?
mi richiede

- Scrivo.

- Qundi perché sei... ?
mi richiede ancora, e anche se non finisce la frase è evidente che c'è questo quattro da mettere dopo l'uguale, e che non serviva mica la calcolatrice per arrivarci.

Ochei, per ora mi si legge solo in rete, qua e là.
Forse mi si leggerà sempre solo in rete, qua e là.
Forse è persino troppo, leggermi in rete, qua e là.

Ma per vedermi scrivere basta passare dalla mia scrivania un giorno qualsiasi della settimana, checcacchio.

Quando venite fatemi uno squillo, che metto la birra in fresco.

A

*Beh, non così presto senza aiuto... Grazie Fratello.

lunedì 8 febbraio 2010

Lontano da.

Peccato che qualcuno si sia mosso.



Servirà mirar le cose da lontano per capirle?
Beh, ultimamente ho i miei dubbi.

...

Giornate piene anche se a guardare il mio c/c non lo diresti.
Seicento lavoretti tutti
- Poi vediamo come metterci a posto

o

- Senti io più di una pizza (ma senza birra, pomodoro o acciughe) non ti posso dare

o ancora il fantastico

- Se intanto cominciassi a farlo? Per il pagamento appena so qualcosa ti dico...

che poi al momento sono il sale della mia differente (dis)occupazione e l'allegro menù della mia P.IVA. Non è un grosso problema investire energie in cose interessanti anche senza una retribuzione: ho messo in conto di passare qualche mese di downshifting, quindi i soldi non sono la mia principale preoccupazione.
Il vero problema è l'umore.
Nel senso che smettere di lavorare ottooreotto di contratto avrebbe dovuto liberarmi la testa, oltre alla giornata, invece no. Sono occupato in ciò che mi piace, sono davanti al pc e scrivo.
Vado a teatro un sacco, spesso per lavoro.
Ne faccio, pure.
E allora di cosa mi lamento, visto che di cose di cui lamentarmi non ne ho?
Prima era

M'alzom'immergoinMilanomilavoromipranzomilavoroancoramiescom'immergoinMilanoancora

e finalmente faccio cose interessanti o utili o necessarie.

Ora è
M'alzomilavoromipranzomilavoroancora e finalmente continuo a fare cose interessanti o utili o necessarie per me.

Insomma, mi manca la parte in cui m'immergo nella città. Mi manca il contatto con la gente.
Beninteso: non sto facendo lo stilita. Esco, eccome.
Però adesso guardo il mondo dell'occupazione da estraneo, e la diversa prospettiva cambia tutto o quasi. E mi sembra di giudicare senza averne il diritto, di parlare senza cognizione di causa. Di fingere senza onestà, invece di fingere sinceramente come si dovrebbe fare.

...

- Stai dicendo che mi manca il vecchio lavoro, cazzo?
Cazzo no.
Dico solo che la Terra dallo spazio sembra tutto sommato un posto tranquillo, ma è vivendoci in mezzo che capisci quanto schifo possa fare.
Ecco, mi manca un po' lo schifo, cazzo.
Uno non può essere nichilista e rivoluzionario e mi sa neppure ironico senza un po' di schifo.
O di umanità se preferite.
Ma è quasi dire la stessa cosa, giuro.

In fondo chi studierebbe Leopardi se le cose gli fossero andate bene?
Ho bisogno di qualcuno di cui lamentarmi, mi sa...
Ne ho bisogno, ma non lo vado a cercare: è sempre meglio sapere cosa ci manca e continuare a non averlo, piuttosto che ottenerlo, scoprire che non ci basta e ricadere nell'assenza ingiustificata...
No?

A

lunedì 25 gennaio 2010

Derby a Milano

Tristoneri e perdazzurri.


Passare la sera a Milano e fregarsene del derby.

...

Hai perso una parte d'italianità quando un lunedì ti accorgi di non saper parlare della partita della domenica.
Non sai i risultati, non sai che sfide ci siano state, hai letto del derby solo di sfuggita e, magari, hai passato un'oretta in coda chiedendoti

- Ma cosa c@dso succede a Milano che alle sei di domenica c'è tutto 'sto traffico?

Nessuna morale tipo
- Vabbé io preferisco gli sport puliti tipo la lippa
o acidità menefreghista come
- Io sono qui che tiro la carriola e loro milionari a tirar calci a un pallone
né ipocrisie come
- Ieri avevo uno spettacolo di teatro kabuki in lingua che non ho proprio fatto in tempo ad accendere Sky.

...

Semplicemente, ieri ho scritto ascoltando Moz.
Che poi significa
- Ho lavorato.

E meglio non avrei potuto passare al domenica.

A

martedì 29 dicembre 2009

Burp.

Noto prodotto natalizio.



Combatte le indigestioni e in generale gli eccessi a tavola.
E funziona.

...

Abbondano le portate, tanto che che mi perdo il sapore dei cappelletti in quello della mostarda, e quello della mostarda nel dolce del frizzantino, e quello del frizzantino nella torta di tagliatelle e quello del dolce nei ravioli di zucca del giorno dopo.

- Ci sarebbe questo posto per...
Dice il parente A.

- Hai provato a chiedere a....
Dice il parente B.

- Non pensi che dovresti fare il...
Dice il parente C.

Tutti meravigliosi.
Tutti amabili.
Tutti benevolenti e megliointenzionati.

Ma invece di sentirmi sicuro e confortato mi mettono a disagio.
Mi sento i colpa.
Tutte quelle aspettative sul
- Mio nipote, quello bravo
naufragate in un 32enne bianco di barba e dal carattere spigoloso.

Chebello c'è un parente D che mi chiede cosa voglio fare.

-Raccontare storie,
rispondo con la solita sincerità, puntellata da una generosa porzione di polpettone.

E lui, strano, me ne chiede una.

...

C'è un re che gli muore la moglie di parto.
Ora ha quattro figli e il letto vuoto.
Sposa la sorella della prima moglie ma ci sono sospetti che anche se non siamo in Danimarca ci sia del marcio da qualche parte.
I figli non sono abbastanza esistenzialisti per impazzire quindi uno si droga, l'altra diventa anoressica, il terzo fa finta di niente e si laurea in filologia romanza, il quarto poverino si iscrive a Forza Nuova.
La matrigna dopo un po' si accorge che un morto tira l'altro, e pensa che se ammazza il marito può regnare e sposare il giardiniere.
Però poi ci ripensa e gli fa solo le corna.
Il figlio che si droga scrive un libro sulla sua -fallita- riabilitazione, e diventa famoso.
La figlia anoressica scrive un libro sulla sua -fallita- riabilitazione e diventa anche lei famosa, ma a differenza del fratello maggiore non gliene frega nulla e si sposa con un finanziere.
Il quarto figlio, quello di Forza Nuova, non sa scrivere quindi non scrive un libro, ma diventa famoso lo stesso per un attentato che poi tanto hanno incolpato gli anarchici, sul quale rilascia un'intervista a Porta-a-portè da cui poi il conduttore ha tratto un libro di successo.
L'unico figlio che non diventa famoso è il terzo, quello che fa finta di niente, ché tutti i libri noiosi che scrive l'editore glieli boccia anche se è figlio del re. Alla fine andrà a trans perché sono i soli che lo capiscono -evidentemente da dietro- e scoprirà che per strada si vive meglio che in biblioteca, ma sarà troppo tardi.

Fine.

La morale è che se te ne freghi della vita la vita se ne frega di te.

...

- Mi sembra un po' troppo farcita
dice il parente D.

- Vabbé, tanto per mandarla giù c'è la citrosodina, no?
Risate.

A

lunedì 28 dicembre 2009

Quante-storie-fai?

...Dal film di Akira Kurosawa, Rashomon.



Ne parlavo la sera della Vigilia.
Storia di come sia possibile girare la frittata, se hai parole a sufficienza per farlo.

...

In questi giorni studio.
Non ho un esame in ballo, e proprio per questo studio.
Leggo, guardo, scrivo.
Canto, anche.
Insomma, studio.

A domanda precisa del parente a tavola,
- Studio
rispondo.

E siccome mi guarda come se non avessi detto niente
- E scrivo
completo.

Giro un po' la frittata per non dire esplicitamente che non avrei nulla da fare, a parte essere in vacanza, cioè. Ma si è i vacanza da un lavoro, e siccome io di lavoro non ne ho quasi più uno (uno col contratto, intendo), logicamente non posso essere in vacanza.
Quindi mi preparo a quello che verrà, che al momento è chiaro ma solo se lo guardi da lontano.
Man mano che si avvicina, i contorni sfumano.

Scriverò.
E va bene.
Non mi nascondo più dietro a paure più o meno motivate: io scrivo e racconto storie.
Non posso neppure dire che mi manchino gli spunti, le idee, o i concorsi a cui inviare roba.
Tutto molto nitido.
Ma, a un osservatore molto attento, e a me in particolare, sembra una frittata rivoltata.
Siccome non hai un lavoro, scrivi.

Siccome hai il numero necessario di parole, hai trasformato una sconfitta in una scelta di martirio.

...

Martirio una sega.
Questa non è la strada più difficile, perché è quella che mi appassiona. Questa non è la strada della sconfitta. E' la strada della catarsi.
Pulirsi la testa da tutto le croste che ci sono entrate nell'ultimo anno e mezzo.
Fare quello che voglio fare.
Scrivere.

Certo, è una strada diversa, con tempi, orari e abitudini diverse.
Non c'è più il treno da prendere alle 8,15, e chiama-per-avvisare-se-lo-perdi.
Non c'è più lo stipendio il 27.
Neppure il ci-penso-domani.

E' la stada dell'oggi perpetuo e necessario. Del non-ho-tempo-da-perdere.
La fine dell'autogiustificazione.

Dio, mi viene in mente una parola greca che saerbbe perfetta.
Ma ho iniziato da un film giapponese, e se metto anche le citazione greche chi voglio che mi legga?

Vabbé, è Aiòn.

A

mercoledì 23 dicembre 2009

E io mi stufo.

Consuma, ma tanto il Governo ha individuato i siti per le centrali nucleari...



Un gran freddo a Milano e dintorni, quindi dò una mano ai caloriferi.
Secondo qualcuno non è molto macho avere una stufetta.
Beh, quel qualcuno probabilmente non patisce il freddo.

...

Ieri in metro incontro il mio Primo Direttore, che poi è quello per colpa/grazie al quale faccio il giornalista.

- Allora hai mollato il lavoro? Hai fatto bene, se non ti dava più soddisfazione.
Dice. Ed è, come sempre, molto rincuorante sentirselo dire.
In effetti, per me qualunque cosa dica lui è molto rincuorante.
Diciamo che, professionalmente parlando, ho una specie di "cotta" per lui.

Anche il mio Primo Direttore aveva lasciato un posto che non gli piaceva più, a suo tempo.
Il giornale per cui scrivevo anch'io.
Incomprensioni, pressioni, ambizioni... Tutto quel misto di motivazioni che stanno quasi sempre dietro all'interruzione di un rapporto lavorativo.
Gestì la cosa da signore.

- Prima che te lo dicano altri,
mi disse, dopo avermi chiamato nel suo ufficio
- ...voglio farti sapere che me ne vado. Qui le cose andranno avanti, ma senza di me.

Io biascicai un
- Sì.
Ma sapevo che le cose non sarebbero andate avanti. Almeno non per me. Non lì, comunque.
Il mio Primo Direttore non era uno dei motivi per cui lavoravo in quella redazione: era il motivo.
Ci misi un anno ad accorgermene, in realtà. Ma la storia era già scritta: dovevo solo leggerla.

Un po' come ora. La storia della fine di questo rapporto forse era scritta fin sulla prima pagina.
E' come se il titolo di questo capitolo della vita fosse "parentesi nella vita lavorativa del protagonista". Non c'era da aspettarsi durasse a lungo, tantomeno che fosse l'impiego della vita.
Ma quando si arriva al climax di una storia, il lettore appassionato riesce a dimenticare completamente quello che già dovrebbe sapere. Credo sia l'istinto di sopravvivenza delle emozioni.
-Se lo sai già, non sarai stupito. E tu vuoi restare stupito, no?
Immagino mi dica il mio ES, senza che io coscientemente l'ascolti.

Ecco, a mollare questo lavoro, quello di cui oggi termino di onorare-il-contratto ci ho messo un anno e mezzo. Più o meno il tempo che ci ho passato. Ma me ne sono reso davvero conto solo qualche settimana fa. E solo ora sta capitandomi.

Direi che non ci sono rimpianti, solo qualche paura.
La paura che il riscaldamento non scaldi abbastanza, e che la stufatta non parta.

...

- Hai fatto bene, mi ha detto il mio Primo Direttore.
Che però non è mai stato un diversamenrte occupato: andandosene, lui aveva già la nuova scrivania ad aspettarlo.
Lui probabilmente freddo non l'ha mai provato.

Sono rincuorato, certo.
Ma non vedo l'ora di provare ad accendere la stufetta dei mille progetti che dovrebbero scaldarmi il reddito in questo periodo rigido. Giusto per vedere se funziona, ecco.

A

martedì 22 dicembre 2009

Neve-da-ardere

A Milano ne abbiamo da buttare.


Nevica.
Non è esattamente una sorpresa, ma ha lasciato lo stesso tutti a bocca aperta.
Alcuni si divertono a vedere il fiato che si condensa in una nuvola di fumo bianco.
Altri sono semplicemente senza parole di fronte allo spettacolo dei fiocchi.
La maggior parte invece bestemmia a piena mascella, perché con la neve a Milano non ci si muove e hai voglia ad avvisare che farai ritardo.

...

Penultimo giorno a questa scrivania che da diciottomesi in qua chiamo mia.
Poi vacanza, dritto fino all'ultimo giorno del contratto-che-vado-onorando.

L'idea di aprire un programma per lavorare a qualche ultimo montaggio mi abbatte.
Sarei così lento.
Tutto quello che ho nel PC e negli HD mi è così alieno che per ritrovare un file perderei una giornata. La tastiera e il monitor continuano a fregarmi coi refusi. Anche il puntatore è in ritardo sul laser-mouse.

Mi guardo attorno.
Una spoglia scrivania bianca.

Ci metto una mattina a svuotare il cestello della carta.
Un pomeriggio mi prenderò per controllare i cassetti. Mettere via le penne. Gettare appunti e fogli volanti.
Non si lascia niente.
Certo, potrei tornare a gennaio a controllare a riprendere a cercare.
Ma non voglio farlo.
Questo sarà un addio, cheddiamine.
E da domani l'altro, la ruota girerà fino a nascondere questa redazione.

- Pranziamo insieme, ché domani me ne vado?
chiedo ad alcuni colleghi.

Non posso non ci sono non ho soldi non ho tempo non.
La neve non concilia un addio mangereccio.
Va bene così. Sarà un addio professionale, il che credo sia appropriato.

...

La neve nel cestino della spazzatura la porterà via il netturbino?
Arriverà il netturbino?
Si scioglierà e basta?

In ogni caso, giurerei che tra un mese la neve in eccesso l'avremo buttata tutta.
O messa a posto, cioè. Dove non dà noia.
Siamo a Milano, infondo.
La capitale del lavoro e dell'efficienza e del trasporto su gomma.
Tra un mese, insomma, nessuno avrà più scuse per essere lento e freddo e impantanato.
Me compreso.

Ma oggi, accidenti a Milano, anch'io mi sento davvero bloccato.

A

lunedì 21 dicembre 2009

Giro-vita

Tra un po' mi esploderanno i pantaloni.



Pranzi, cene, rimpatriate.
Molti, visto che chebello conosco tanti gruppi diversi di persone.
Redazioni bocconiani compagnie colleghi amici parenti.
Si alzano i trigliceridi si abbassano gli euri.
Cresce il giro vita e scende il portafogli che ho in saccoccia.

...

Ieri -anche ieri- grande cena a casa d'amico.
Non così grande, in realtà: pizza.

Battute e amenità e alcol quanto serve per far parlare un po' tutti dei fatti loro.
- Casa nuova perché in quella vecchia non ci sta più il televisore
o
- Chiamiamo una baby sitter perché insomma noi si parte per le feste e si va ai tropici
o anche
- Una settimana ad Amsterdam un'altra credo poi a Berlin prenoto ora che risparmio sull'aereo...

Tutte cose legittime e normali e belle.
Ma il tipo di pensieri che ha chi ha almeno un paletto nella vita.
Un reddito.

Ero tra amici ma li sentivo chepeccato distanti.
Non per colpa loro.

Non era questione di invidia o chessoio: ci ho pensato, ma in effetti non riesco a interessarmi seriamente a un televisore o a una vacanza.
Il punto è che loro sembrano tutti così già nella direzione giusta.
Come il Tal Manager che mi dice
- Specializzati

Se devi bucare un'asse, non puoi stederci il mattarello. Devi infilare una vite, e su un punto giraregiraregirare.

...

Ecco, quello che mi manca è un giro di vite. Anzi, di vita.
Non sono sicuro di sapere qual è il piano da bucare. Il punto su cui far leva.
Però penso di aver capito che riguarda il raccontare storie.

Bene, adesso mi serve solo la filettatura e spingere, girare, torcere.

Speriam non faccia male.

A

venerdì 18 dicembre 2009

Ma-dove-vai?

Stamattina colloquio.




Non con lo Zio Sam, però.
Con un Tal Dirigente di una grossa azienda milanese.

...

Arrivo con qualche minuto d'anticipo e mi sembra di stare a Fort Knox: per entrare in questo vecchio palazzo, sede dell'augusta azienda municipale milanese, poco ci manca che mi chiedano le impronte digitali. Meno male che non sono immigrato e che ho la pelle padanamente chiara, sennò facile che si infilerebbero il guantino di lattice e sotto con l'ispezione anale.

Comunque, arrivo al piano indicatomi e mi viene incontro una signorina rossadicapelli.
Qualche decina di metri tra i corridoi stile Dedalo, poi l'ufficio spazioso ma informale del Tal Dirigente.
Che, a dispetto della premessa, mi sta molto simpatico.

- Cosa vuoi fare?
Chiede passando al tu.

Io mi ero preparato alla grande sul passato, pronto a un banale
- Cos'hai fatto?
invece sul futuro non ho nulla di pre-cucinato.
Quindi, essendo tendenzialmente e disgraziatamente sincero,
- Raccontare storie
rispondo.

Pausa, nella quale lui cambia posizione.
Per chi si interessa di linguaggio del corpo: prima era seduto di trequarti rispetto a me, ora invece mi si mette dritto di fronte e appoggia gli avambracci sul tavolo.
Non credo mi voglia baciare, comunque.

- Io suonavo
dice.
E, a vedergli i capelli lasciati lunghi e sbarazzini quel tanto da non stonare con l'abito, non fatico a credergli.
- Però a un certo punto mi sono fatto un piano marketing e ho deciso cosa dovevo fare da grande, perché con quello non avrei mai guadagnato abbastanza.

Segue una bella e fraterna e piacevole chicchierata in cui mi dice che fondamentalmente il fatto di aver fatto un sacco di lavori che hanno a che fare con la comunicazione è come non averne fatto nessuno, che bisogna specializzarsi, che siamo prodotti nel mercato dei servizi e dobbiam saperci vendere. Poi dice che i miei progetti sono del tipo
- Non ci mangi
e che
- Ci sono un sacco di milionari che fanno come te. Ma hanno cominciato proprio perché erano milionari, non farti illusioni.

Io ringrazio, stringo la mano, butto lì due o tre frasi che però né mi piacciono né divertono, perché chissàcome mica mi sento più troppo a mio agio.

Lui mi accompagna a ritroso nel dedalo, ristringe la mano e butta lì a sua volta un
- Sai dove sono se hai bisogno
che mi fa ripensare all'ipotesi degli analisti transazionali secondo cui se ti sporgi verso di me sul tavolo mi ti vuoi fare.
Esco.

...

Oggi Milano è fredda da-quattro-barboni.
Cioè facile che ci restino almeno quattro senzadimora, per i geloni.
Io passeggio con calma verso il metrò restando scombussolato, con in testa
- Quanti mesi prima che il barbone in strada sia tu?

Una mezza ragazza col trucco sfatto al bancone del bar dove ordino un caffé, e veloce nel cervello
- Vuoi vedere che dovrò dar via il culo? Farà male? E quando potrò guadagnarci, sovrappeso come sono?

Piazza Duomo. La facciata della cattedrale ripulita e finalmente libera.
Così bianca da brillare dietro il nevischio.
Il poster di Burt Bacharach, che suonerà sabato.
"Io suonavo", mi ritona in testa.
"Poi però ho smesso perché non avrei guadagnato abbastanza"

- Ma è possibile che un Tal Dirigente invidi un Diversamente Occupato?

A

mercoledì 9 dicembre 2009

Man-at-work

Lavorolavorolavoro.



Oggi la Miacoscienza si è ricordata che avere un contratto da onorare significa che comunque sto lavorando.
Buffo le sia venuto in mente oggi che ho fissato un colloquio di lavoro.

...

Le mail e i CV e le presentazioni piantati nelle caselle di mezzo mondo hanno finalmente dato frutto? Non proprio. In effetti, come spesso capita, è stato il solito passaparola.
L'amico ha detto all'amico che ha detto all'altro amico che ha detto a.
Risultato: colloquio. Non so bene per cosa, ma mi auguro non sia per il trattamento dei rifiuti tossici.

Non sono -per ora- granché agitato, o inutilmente speranzoso, o teso. Mi sento quasi in imbarazzo, per la natura "informale" del contatto.
In ogni caso... Chiedo un giorno di ferie.
Cioè: chiedo un giorno di ferie per trovare un lavoro.
Faccio vacanza per potere in futuro chiedere altre vacanze, ma a una persona diversa da quella a cui le chiedo ora.
Non è proprio un paradosso, però è buffo.

...

Dal punto di vista della Miacoscienza, visto che chiedo le ferie, significa che tutto sommato sto ancora lavorando.
Questo contratto-da-onorare è comunque l'occupazione che ho scelto negli gli utlmi 18 mesi.
Gli stimoli sono quelli che sono, e credo di aver già chiarito in qualche vecchio post che quello che faccio non mi fa sentire come Colombo che scopre l'America...
Però.
Però la Miacoscienza questo mica lo sa.
A sentir lei, se qualcuno mi paga per un servizio, 'sto servizio si merita di averlo.

E come darle torto?
Torno al lavoro, gente. Che per oggi non è capire chi sarò domani, ma ricordarmi chi ero ieri.

A

lunedì 7 dicembre 2009

Ponte sullo slargo di Cairoli

Orologio della mia cucina.


Se anche il tempo non esistesse, lui lo farebbe passare lo stesso.
Un tac dopo un tic eccetera, un giro dopo l'altro.

...

Ponte dell'Immacolata, che a Milano è anche Sant'Ambrogio.
Mercatini, fiere, serate libere. Chi non lavora approfitta per far la passeggiata in centro, via Mercanti, largo Cairoli, e per i più coraggiosi c'è la Fiera di Rho, che un mio amico una volta l'han trovato allo stand della Campania quasi soffocato dalle mozzarelle di bufala omaggio.

Siccome anche il mio contratto-da-onorare oggi mi dice vacanza, ma non sono così coraggioso da tentare la Fiera né così masochista da avventurarmi in centro, avevo programmato di pisolare fino all'ora di pranzo, quindi di farmi un riposino per digerire.
Ieri mi sono lasciato travolgere da piacevoli discorsi e gustosi alcolici fino a notte fonda, pregustando la nanna fino a tardi.
Invece tu pensa la Miacoscienza mi ha tirato in piedi più o meno alla solita ora (la foto all'orologio l'ho fatta solo prima di cominciare a scrivere), a hai voglia a rigirarti nel letto per ritrovare il sonno: quello ormai è uscito e conoscendolo lo rivedo stasera sul tardi.
Perché, se oggi è festa?

...

Beh, avere tutto o quasi il proprio tempo a disposizione è più o meno come avere un cane. E' bello scucciolarlo, ma alle sei del mattino devi portarlo al parco, se non vuoi che ti caghi nelle ciabatte.
Il mio tempo liberato-da-contratto mi sta responsabilizzando più di quello vincolato-da-contratto.
Siccome il mio vero lavoro è la mia vita, nel senso che il mio unica occupazione è imparare come vivrò, trovandomi nel limbo della differente occuopazione, non è che possa semplicemente prendermi una pausa. Esattamente come non si può decidere di avere un cane solo di giovedì.
Contratto o no, essere me è un affare a tempo pieno.
Questo credo intenda la Miacoscienza, quando mi sbatte fuori dal piumone.

Posso stabilire come gestire il mio tempo, e inculo a clienti-capi-collaboratori. Però la Miacoscienza si è arrogata il diritto -e come negarglielo?- di tenermi in riga. Non ha nulla a che fare con la morale e il policamente corretto, la Miacoscienza: mi ricorda piuttosto che le lancette continuano a girare e che, anche se il tempo non esiste, io ho venti giorni per reinventarmi nuovo, prima che il contratto-che-vado-onorando scada. Non sono tanti, santi o non santi.
Ponti o non ponti.
Feste o non feste.

Ringraziate -o sfanculate- la Miacoscienza se sogno per iscritto invece di stare come tutti nel letto.

A