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mercoledì 5 maggio 2010

Gli interessi confliggono

Giudice, giuria e boia.


D'altronde, la legge è lui.

...

- Fai il giurato a questo tal concorso di teatro? Daidaidai
mi dice un'Amica.

- Beh, ochei. Fico.
rispondo io.

Mi manda i vari documenti, mi parla dei quattro-concorrenti-quattro, mi da' alcuni contatti.
Io leggo diligentemente e, verso la fine, leggo un Nome Noto (d'ora in poi NN).
NN non è famoso ai più, ma lui ci ha messo la faccia dove io ci mettevo le parole.
Ha recitato nelle mie commedie.
NN è un attore, e pure bravo, che recentemente ha iniziato a scrivere e fare regie.

- Ho un conflitto d'interessi, mi spiace
dico all'Amica.

- Come?
dice lei.

- Un mio amico, NN, è tra gli iscritti: ho un conflitto d'interessi, e non posso fare il giurato.
spiego all'Amica.

- Ah, ma tu lo possiedi, NN?

- No.
dico e
- Che schifo,
penso

- Ti pagherà per avere il tuo voto?

- Magari
dico e
- Ma no
aggiungo, pensando che anche il Giudice Corrotto è una diversa (dis)occupazione, tra un concorso e l'altro.

- Conoscerlo influenzerà il tuo giudizio sugli altri candidati?

- No
dico e
- No
penso.

- Allora dov'è il conflitto di interessi?

...

Farò il giurato a un concorso teatrale, il 29 maggio, a Milano.

Sarò imparziale, giuro.
E onesto, giuro
E sincero, giuro e spergiuro.
Lo giuro così forte perché ci credo.

Il punto è se ci credete voi, però.

Perché qualcun altro -che non mi conosce- dovrebbe fidarsi della mia parola?
Perché non potrebbe sorgere un legittimo sospetto, visto che NN è mio amico, in fondo?

Finirò per astenermi, lo so.
Perché astenersi dal prendere decisioni, quando gli interessi propri confliggono o semplicemente riguardano situazioni pubbliche, è l'unico modo per scongiurare ogni legittimo sospetto...
Se non puoi provare di essere super partes, significa che non lo sei.

Chi ha orecchie per intendere, si astenga.

A

martedì 4 maggio 2010

Oggi mi hanno risparmiato il lavoro...

Raccolgo di seguito i commenti -lunghissimi e quindi tagliati- che Anonimo ha fatto al post di giovedì 29 aprile, e che trovate per intero sotto quella pagina.

Lui mi dà fondamentalmente del pirla, e chi sono io per dargli torto?
In fondo rappresento una minoranza.
I diversamente (dis)occupati, appunto.

...
Anonimo ha detto...

Mi spiace dilungarmi, questa è l'ultima volta che rispondo perchè non è giusto invadere il tuo spazio, ma il tuo commento meritava una risposta articolata.

> Ciò detto, vorrei farti io una domanda: chi sarebbe questo Stato
> garante del bene comune? Un'Autority? Il Governo? I Magistrati?

Lo Stato Italiano, che in virtù della costituzione può operare in deroga
ai diritti fondamentali della persona per preservare il bene comune,
Lo stato esercita i suoi poteri per mezzo degli organi esecutivi.
Ad esempio, il Governo, per il bene comune può decidere di inviare dei
soldati a rischiare la vita in un paese straniero, un magistrato può
incarcerarti o confiscare i tuoi beni se sei stato giudicato colpevole
di reato.
Un cittadino che facesse le stesse cose sarebbe un delinquente.


> E se sì, cosa succede quando i cittadini si accorgono che lo "Stato"
> non ne garantisce più l'interesse?

Se sono in maggioranza possono votare ed eleggere un governo che li
rappresenti, se sono in minoranza dovrebbero rispettare la volontà dei
loro concittadini (cosa che la sinistra italiana sembra incapace di
concepire)


> Io credo che questo presunto cortocircuito di cui parli sia
> soprattutto accanimento verso quello che pensi come un avversario, e
> non parlo ovviamente solo di questo blog, ma tutti quelli che non la
> pensano come te... E che definisci genericamente di "sinistra".


La cosa è irrilevante, il governo viene eletto dai cittadini, non viene
nominato dalla corte dei conti.
Hai goduto del diritto di votare come ne hanno goduto i tuoi
connazionali. Le cose non sono andate come speravi? mi spiace ma non
vedo come questo abbia a che fare con la ns discussione.
E' per questo che dico che nei tuoi ragionamenti non c'è alcun rigore
logico, perciò ti portano a conclusioni false.

> non ho mai negato il diritto alla privacy, ma, come sempre in
> democrazia, i diritti non sono privilegi, e sono compensati dai
> doveri.

stronzate. I diritti della persona sono la priorità assoluta. Senza se e
senza ma. Il resto sono cazzate strumentali da usare contro gli
avversari politici.

> Se non la pensi così, va bene: solo, nel tuo interesse, informati
> prima di parlare,
> e cerca di valutare le cose che capitano in questo Paese senza
> accanimenti ideologici. Anche il tuo bene fa parte del bene
> collettivo, sai?

Ne sono ben conscio, per questo motivo non mi farò mai plagiare da
travaglini e santorini vari e continuerò a rispettare i diritti delle
altre persone, anche quando sono ricche e antipatiche mentre io sono
disoccupato.

...
Dove ci sono i > sono citazioni dalle mie risposte.
Vabbé, lo sapevate.
I motivi per cui ri-pubblico qui questo testo, per certi versi arrabbiato, per altri smaccatamente partigiano, per altri ancora democratico, è che mi ha commosso.
Non sono una persona logica -questo suppongo lo sapeste-, quindi non mi interessa valutare le sue risposte in base alla coerenza o che-so-io.
Se vi va fatelo voi.

A me commuove che su una notizia piccola -nessuno o quasi ne ha parlato- qui sia nato un dibattito sui valori democratici.

Anonimo, sono veramente felice che tu abbia scritto, mi auguro voglia farlo ancora e soprattutto spero che altre discussioni simili animino il mica-tanto-piccolo mondo della diversa (dis)occupazione.

Intanto sto sereno più che posso, giuro!

A

venerdì 30 aprile 2010

Faccio fattura.

Lei di fatture se ne intende.


Ma chi se le prende non festeggia.

...

Comincio sconsideratamente a emettere fatture.
Mi sono fatto il mio bel foglio excell, infilo i numeri e mi faccio i conti.
Siccome non sono u ntipo da numeri, però, qualche errore lo faccio.
Per la gioia del mio commercialista che
- Per la trentesima volta: questo è l'imponi@**§, che va contato come @##° nel compute del ##§§*^^.
mi dice sorridente.

E tenete conto che abbiamo fatto economia insieme.

...

Onestamente, la fatturazione non è al di fuori della mia portata.
Ma ogni volta che mi metto a calcolare detrazioni, imposte minime, coefficienti, ESA, %, mi sembra di immergermi in un mondo esoterico, in cui il posto degli officianti dei sacri misteri spetta a quelli -sante persone- che hanno studiato i codici e i codicilli.

Insomma, una volta per incontrare uno stregone ti ficcavi un a foresta e seguivi un impervio sentiero, adesso sali in metro, scendi dalle parti di Via Larga e citofoni StudioCommercialisticoXYZ.

per ogni tempo, la sua fattura.

A

lunedì 26 aprile 2010

Summertime

Sole! Prati! Salamelle!



E immancabile naso rosso-aragosta da post primo sole.

...

Inzia ufficialmente l'estate con una bella grigliata.
Gente e gente e gente che un po' conosci un po' te la ricordi un po'
- Siamo sicuri di conoscerci?

- No.

- Piacere, X.

- Piacere, A.

probabilmente per la terza o quarta volta in vita tua. E sua.

...

Inizia l'estate.
Significa che i mesi più lunghi sono alle spalle.
Significa anche che inizia quel periodo in cui si dice
- Nessuno valuta progetti con questo caldo,
quindi è un bene aver trovato qualcosina da fare prima.

Iniziano i giorni a cuocere sulla sedia.
O a congelare d'aria condizionata.
I giorni della raucedine, dei pomeriggi brevi e delle notti lunghe.
Inizia il periodo in cui si parla di vacanze.

Ma se ti diverti, di che vacanze hai bisogno?

Più che vacanze, si parlarà di assenze.
Quelle degli altri, perché io sarò qui, con questo piacevole naso spellato e il sugo di salamella sulla barba.

Non sarà fine, ma ci si prova gusto...

A

venerdì 23 aprile 2010

Epifora.

Sembra proprio che io sia super occupato.



E invece niente.

...

Ieri bego, mando, chiamo per avere un pezzo da correggere,
- Ché la scadenza è vicina e dovremmo guardarlo in fretta
dico.
E invece niente.

Quindi mio malgrado mi trovo più o meno con il pomeriggio libero-per-finta, ovvero in attesa di quel che avrò da fare.
- Bene, saprò attendere,
mi dico.

Pulisco i piatti.
Cucino.
- Sì, in quest'ordine -
Leggo Palanhuk e Campbell e qualcosa di Davanzo.
Apro la casella di posta e mi aspetto sia arrivato quel che devo correggere.
E invece niente.

Senza scoraggiarmi, apro gli altri due-tre progetti a cui lavoro e inizio a riprenderci confidenza, a rileggere e correggere i refusi, a spostare le frasi di sotto più sopra e di sopra più sotto.
Ogni dieci righe che scrivo do' un'occhiata alla casella di posta, che resta metaforicamente vuota, quindi decido di chiudere il pc e dedicarmi ad altro.
Cioè a niente, visto che non posso uscire né mettermi d'impegno su qualcosa che porti via troppo tempo.
Noia.
Noia.

No
Ia
...

Anche nella P.IVA, si lavora come tra ingranaggi:
- Io giro ma se giri tu.

La differenza è che da ordinariamente-occupato, in caso di lunghe attese fai pausa caffé.
Ora, sentendomi libero, avendo questo tipo di pause potrei fare chissacché...
E invece...
Niente.

A

venerdì 16 aprile 2010

Non-ti-pago

Se non ci avete fatto caso... Guardate di là.

Manca qualcosa, vero?

...

AdSense mi ha bannato.
Per comportamento scorretto, pare.
Ora, non so di preciso cosa si intenda per comportamento scorretto.
Forse che ho cliccato sugli annunci che apparivano lì a sinistra.
D'altronde, non era questa l'idea, quando ho messo quella pubblicità?

- Vabbé ma non è che puoi metterti a clicacre tutto il giorno dal tuo pc, dai...
Dice il dottor AdSense, o chi per lui.

Beh, Dottore, mica lo facevo.
Quattro click, uno per pubblicità, non mi sembrano molto di più che un onesto
-Vediamo che cazzo abbinano ai miei post.

Comunque tant'è.
Niente più pubblicità.
Niente corposi assegni.

Peccato: stavo aspettando il primo.

...

Io capisco tutelarsi contro gli smanettoni che programmano algoritmi autoreplicantesi che passano le settimane a cliccare sui banner, per far salire le tariffazioni.
Ma, dottor AdSense, io arrivo appenaappena a non impallare il PC quando masterizzo un DVD... Direi che con me può stare tranquillo, no?

Siamo diversamente (dis)occupati, qui, mica criminali...
Fino a prova contraria, almeno.

A

giovedì 15 aprile 2010

Nonostante-il-Salone.

Dove finisce la movida milanese?



A porchette.

...

Milano è sotto assedio.
La città è invasa da infervorati giovani designer architetti artisti artistoidi fichette fichetti laccati fotografi pantalonistrappatida200euroalpaio minigonneinguinali cosce rimmel colorisgargianti buongusto creatività carnegiovane soldi cattivogusto ostentazione ingoranza carnefrollata sapienza insipienza buoneidee ideepessime.
Si sono infilati dappertutto. Nei locali, nei viali, nelle zone verdi.
Alcuni parlano di progetti futuri, di collaborazioni, di partnership.
Per un diversamente (dis)occupato con velleità creative, questo è il momento giusto per venire a Milano. Certo, debitabente attrezzato. Perché questi sono innocui in piccoli gruppi ma attenzione il numero li rende terribilmente venefici.

Il Salone del Mobile -e il corrispettivo FuoriSalone- ha attratto su Milano uno sciame inconsueto di corteggiatori provenienti da più o meno tutte le università d'Europa. E' molto fico e molto internazionalista e molto chessò BerlinoNewYorkLondra.

E' notte ma la metro è piena.
Le strade sono intasate.
I tram non arrivano mai ma almeno hai qualcuno con cui aspettarli sulla banchina.

E' diversa dal solito.
La Milano assediata, cioè. Si fa presto a farsi affascinare dalla città così.
E' più interessante della Milano di tutti i giorni. Più vissuta, se non altro.
Come una ragazza corteggiata, risplende di vite nuove e nuove possibilità.
Con tutto l'eyeliner, i tacchi, il pushup
- CheGnocca
ti dici, anche se stamattina magari non ci vedevi nulla di particolare.

Milano -la mia Milano- si è messa-da-sbarco per accogliere gli assedianti.

...

Ora, il problema quando vedi una ragazza davvero in tiro è che poi te la aspetti sempre così.
Te la speri sempre così.
In qualche raro caso, te la vedi sempre così.
Quasi sempre, però, il giorno dopo magari ha le occhiaie, i capelli raccolti e le scarpe da tennis, al lavoro.
Ehi, le capisco: essere belle è un lavoro, e se hai anche l'ufficio a cui pensare non puoi fare miracoli. Però comunque per te, povero maschio, sarà una delusione.

Ecco, io mi preparo alla delusione che mi darà Milano tra qualche giorno, per la precisione lunedì, quando Salone -e FuoriSalone- saranno finiti. Sono in mezzo alla calca festante e
- Si tornerà all'abitudine, maglione a collo alto e jeans.
Dico.
Non provo risentimento: Milano è fatta così, ormai.
Però l'idea di ritrovarmela spoglia e sciatta un po' atterrisce.
Per non perdere l'umore, cerco allora qualcosa di bello che rimarrà qui anche la settimana prossima.
Qualcosa di persistente, tra tutte le luci effimere.

Via le tende.
Via il design.
Via i laser.

Via le sbarazzine.
Le truccatissime.
Le birbantelle.

Via le stred pulite.
Illuminate.
Brulicanti.

Resta... ?
Ecco. Cell'ho.
Rassicurante.
Immancabile.
E grasso.

Il porchettaro.

Che siano le salsicce pallide di Berlino, gli hotdogwithmostard di New York o i fish'n'chips di Londra, l'unica certezza è che dopo una notatta a parlar d'arte a chiunque serve un po' di unto, di dolego, di junk food.
E di chioschi Milano non è mai stata avara.
Per questo -almeno- si può amarla anche quando non fa l'elegante e la veryinteresting e la splendida.
Al cuore, d'altronde, si arriva per lo stomaco.

A

mercoledì 14 aprile 2010

All'indietro

Indietro e avanti.



Vedere le cose dalla parte opposta, come appunto nello specchietto retrovisore.

...

Ieri ho dormito a Milano, e stamattina sono tornato a casa.
Ho preso le solite metro, ma in direzione opposta.
- Ciao.
mi ha detto un Amico che di solito ci facevo il viaggio insieme.
- Oh, ciao
mi ha ridetto quando si è reso conto che mentre lui scendeva io stavo salendo
- Eh, ciao!
mi ha detto, finalmente sveglio, dopo aver fatto colazione al bar.
Lo so perché mi ha mandato un sms.

Ho viaggiato in metro per gran parte della mia vita adulta.
Tutte le mattine biglietto, banchina, occhi pesti.
Arriva il convoglio, si aprono le porte, si sale.
Dalla provinvia alla città, io con un milione circa di studentimanovalicollettibianchiricercatorisegretariebellefighevecchiettipalestratisudaticciodoriforti
et similia.
Prima andavo all'università.
Poi al lavoro numero 1.
Poibis al lavoro numero 2.
Poiter al lavoro numero 3.
Adesso ci vado per i lavori con la P.IVA.

Ma in tutti questi anni, beh, non mi era mai successo di fare il viaggio al contrario.
Non al mattino, cioè. Non da pendolare che da Milano va nella provincia.
- A tornare in provincia non troverò nessuno, a quest'ora.
mi dicevo.
Le metro affollate in questa direzione impari ad aspettartele la sera, quando gli uffici chiudono, o all'ora di pranzo, quando chiudono le classi. Cioè quando torni tu, pendolare verso la città.

E' stata una bella scoperta scoprire che ci sono anche i pendolari dalla città.
Che alle ottemmezza, da Milano, sulle metro trovi studentimanovalicollettibianchiricercatorisegretariebellefighevecchiettipalestratisudaticciodoriforti
et similia. Certo, mica gli stessi. però li trovi. Almeno altrettanti che in direzione opposta.

E un gran ribaltarsi di persone, tra Milano e la provincia, la mattina.

Si lavora dappertutto.
C'è lavoro dappertutto.
Sono letteralmente circondato dal lavoro, in qualunque direzioni guardi.
Avanti.
Indietro.
Indietro guardando avanti.

D'altronde, vivo a Milano.
Il milanse è così, giusto?
Lavorolavorolavoro.
lavoro a casa.
Lavoro in città.
Lavoro persino nel tragitto, con tutti quei netbook sulle ginocchia.

...

Ho passato gli ultimi anni della mia vita a pensare che il viaggio mattutino a Milano fosse una metafora.
L'uscita dall'Età dell'Oro, dalla bucolica fanciullezza, la fine dell'infanzia.
Celebrata ogni mattina e ogni sera rinnegata col ritorno a casettamiabella.
L'ordine era Milano per lavorare e casa per tutto il resto.
Ma c'è chi a lavorare va proprio nel paese dei balocchi che mi lasciavo alle spalle.
Paese che, temo, non sia mai esistito fuori dalla mia testa.

Stamattina, non senza un senso di vertigine, mi sono sentito assurdamente apolide.

Ha senso, a leggerlo?

A

martedì 13 aprile 2010

Cantami iPod

Cantami, oh iPod dei perduti mpeg.


E' lui il vero messaggero degli dei?

...

Un tale Amico tempo fa mi regala un libro sui miti d'oggi*.
Ci sono una cinquantina di mini-saggi scritti da autori francesi, su fenomeni di costume come la free press, il cellulare, i sondaggi. E ovviamnte l'Pod.

Voglio molto bene e sono riconoscente per il pensiero a quel tale Amico, ma dopo averlo letto penso sinceramente che sia il peggior regalo mi potesse fare. il libro è un obbrobrio. Lo trovo francamente disgustoso e disonesto. Davvero.
Al di là della mia personale, contingente e sicuramente contestabile antipatia per gli autori francesi, la parte peggiore è che in quelle pagine che non c'è neppure una storia. Nulla del tipo "Personaggio-compie-azione-compie-azione-incontra-problema-risolveproblema-torna-felice-ricomincia". Nulla di tutto questo. Mai.
Solo vari e declinati
- Io penso
del genere che anch'io mi diverto a postare quissù, su questo blog che si chiama "diversamente (dis)occupato", e in cui non troverete riferimenti a ulissi o achilli o gilgameshi.

- Beh, ma non stava scritto da nessuna parte che ci dovessero esser storie, no? Sono saggi...
dice il tale Amico, che immagino un po' se la sia presa.

- C'è scritto nel titolo: MITI d'oggi. Miti=storie.

Storie particolari, certo, legate all'esperienza profonda della vita e del mistero, ma sempre storie.

Ora: a meno che i francesi non mi stiano suggerendo che l'esperienza profonda della mia vita passa per le cuffie di un iPod, qualcuno ha giocato con le parole e ha perso clamorosamente.

...

- Vabbé ma non ti sembra di esagerare?
dice giustamente un amico Comune mio e di quell'altro tale Amico.

Sì, mi sembra. Ma lo faccio lo stesso. Perché con certe parole è bene non giocare, sennò si corre il rischio di annacquare ogni pensiero col
- vabbé-voleva-dire-che
che è l'equivalente linguistico del negazionismo filo-nazista.
Certe parole non sono da intepretare, solo da usare nel modo corretto.
E' esattamente quetsa la differenza tra racconto mitologico e cronaca di costume.
Non devoi interpretare un iPod. Comprarlo, usarlo, maledirlo. Non interpretarlo.

Esagero accanendomi perché si comincia con questi piccoli giuochi di parole e si finisce a scambiare "Prescritto" con "Assolto", o "Accusa" con "Persecuzione", o "Impedimento" con "Appuntamento-per-vedere-una-villa-a-Siena" (cfr. Il Fatto Quotidiano del 13/04/'10).

Già è tragico che l'Occidente in generale -e l'Italia in particolare- abbia perso il contatto con i suoi miti; se poi lasciamo che nel linguaggio comune ai miti si sostituiscano le mode high tech, rischiamo di trovarci completamente spaesati, ignari e impotenti davanti alle peggiori lezioni della storia, come le dittature, il razzismo, le guerre e...

Ops.
Ehm, che imbarazzo.
Ho sbagliato decennio, scusate.
Uno non ci pensa, si volta un attimo e sbaglia le date...
Scusate, eh?
E' chiaro che qui sono fuori tempo massimo...

Vabbé, se volete potete predatare il commento di una ventina d'anni.
Scusate i due decenni di svista.

A

*Nuovi miti d'oggi, Jerome Garcin (a cura di), Isbn Edizioni, Milano 2008

giovedì 8 aprile 2010

Tentare cuoce

Personalmente, mi piace ben cotta.



Però non bisogna dimenticarsela sulla fiamma, sennò si finisce per mangiar carbone peggio che alla Befana. In effetti, cuocere una bistecca è un'arte, e mica tutti ci sono portati.

...

- Tentar non nuoce
mi dice questo amico inviandomi un paio di contatti.
Ha ragione e naturalmente lo ringrazio per il pensiero.

Però in questo ultimo periodo di contatti ne ho presi davvero un sacco, e ho mandato almeno un paio di sacchi di mail, e direi un vagone di sacchi postali di proposte&progetti&prospetti.
Tutti perché tentare non nuoce, in effetti.
Non avevo considerato però che non tutti evidentemente sono lì al pc che

- Deh, mi è arrivato un bel proposta&progetto&prospetto, 'spetta che gli rispondo

In effetti i miei contatti ricevono presumo una saccata di proposte&progetti&prospetti, e non è che possano rispondere a tutti in tempo reale.

Quindi, chi i pro&pro&pro li manda deve sapere attendere.
E l'attesa, ahimé, cuoce.

...

Il fuoco sotto alla sedia è una gran metafora.
Ovviamente nessuno mi sta cuocendo, friggendo o grigliando.
Ma altrettanto ovviamente, quando arrivo a mandare un progetto a un contatto è perché lo ritengo buonobellointeressante, quindi la prima reazione dopo 24 ore di attesa è

- Cazzo non gli interessa
il che è abbastanza scoraggiante.

Dopo 48 ore la reazione è
- Impossibile non l'abbia letto: gli fa cagare

e dopo 72 arriviamo al
- Sono una m#*d@ che non sa fare un c@dso.

A seguire alti lai, dolori del non-più-giovane-Mauri, ubriachezza molesta, sonno ristoratore e quindi nuovo entusiasmo. Quell'entusiasmo terribile che fa ricominciare il giro.

Ma, ad ogni nuovo invio, sento al temperatura salire. Sento al tensione. La cottura che inevitabilmente si avvia alla bruciatura.

Insomma, provare è lecito.
Inviare è doveroso.
Non rispondere in tempi brevi prassi.

Farsi cuocere al fuoco lento dell'altrui silenzio, però, è un'arte.

A

mercoledì 7 aprile 2010

Amici di cornetta

Qualcuno aveva gli amici di penna.



Adesso ci sono le amicizie di cornetta, le conoscenze via mail, i contatti di facebook, le relazioni in webcam, le chiacchiarate da chat, gli amanti in sms.
Eccetera

...

Si possono catalogare le relazioni umane in base al media attraverso cui si esplicitano.
E adesso di media ce ne sono un sacco.
Io, con la diversa (dis)occupazione sono nella mia fase telefonica.
E' un bel passo avanti rispetto alla fase webmail, e molti la preferiscono alla fase successiva, che è quella del vedersi per davvero.

- No, guarda, ti chiamo in settimana che ce la sbrighiamo
dico a un Cliente.
Perché io sono appunto uno di quelli che, ultimamente, preferisce la cornetta.

Andare da qualcuno significa traffico.
Metropolitana.
Biglietti da timbrare.
Eppoi l'odiosa simmetria tra il mio anticipo e il suo ritardo, l'inevitabilità dei contrattempi, gli imprescindibili caffé-a-cottimo, col loro bagaglio di veglia e cacarella.
E la fiatella.
La mano sudata.
Il suo colletto troppo stretto e le mie scarpe troppo strette.

Disgustoso.

Ma mica per misogenia.
Per giustapposizione all'alternativa.

Una telefonata dalla poltrona di casa.
Il sole in faccia, l'aria della finestra accostata sui primi scampoli di primavera, la lavanda che evapora nel brucia essenze.
Ho cucinato, mangiato e lavato i piatti, appena mezz'ora fa.
Sono nel pieno possesso dei miei pèasti, dei miei abiti e delle mie facoltà, facondia inclusa.
Niente
- Ah, questo l'ho dimenticato...
o
- Beh, per questo dovrei controllare a casa se...

Sol un
-Pronto!
proattivo come se quelle montagne innevate là in fondo le dovessi scavalcare con la voce, qui e ora.

...

Nell'era digitale, tutti si portano il lavoro in giro. E' il senso di avere uno smart-phone che, con l'application giusta, sventa le rapine in posta mentre calcola il pi-greco fino alla milionesima cifra.
Avere il lavoro sempre alle calcagna però è la peggior jattura che ti possa capitare, perfino se il tuo lavoro ti piace.

Nah. Francamente il lavoro preferisco farmelo arrivare a casa.
Si parte da internet, poi si passa alla cornetta. Quella sopra la scrivania.
Magari cordless, ma tutto lì.

Così quando esco è per la chiacchiera, il parco, la piscina.
Il caro vecchio contatto umano.
Che però non è un lavoro.
E' una Storia, con tutto quel che ne consegue.

Non so perché, ma credo che Chiunque abbia inventato il mondo, l'abbia pensato più per le storie che le application.

A

mercoledì 31 marzo 2010

Chi cell'ha l'erba più verde?

C'è sempre chi sta peggio.


Lui poteva esserci dentro fino alla testa, no?
Certo, il punto è che di solito c'è anche chi sta meglio.

...

E' da un po' che penso che il problema non sia come si sta in senso assoluto, ma come si sta in relazione a chi ci sta attorno.

- Ehi, ho un dananto eritema

- Sì? Beh, io ho la scabbia.

Oppure

- Beh, casa mia sta proprio di fronte alla ferrovia e c'è un casino che te lo raccomando

- Già, ma io abito dentro la stazione e c'è una panchina che invece è meglio perderla che trovarla

O anche

- Sai, il mio lavoro mi stressa e non mi piace e mi ammazza e mi. Un sacco mi.

- Sì, ma almeno te ti pagano.

Etc etc etc.

I piccoli accidenti diventano sopportabili confrontati coi grossi, che diventano piccoli confrontati coi problemi seri, che diventano accidenti confrontati con le sfighe, che rimangono sfighe confrontate con le disgrazie, perché delle disgrazie tutti si disenteressano finché non capitano a loro.
Vabbé, l'ultima parte è cinica.
...

Avete presenta la storia del vicino? Quello che ha sempre l'erba più verde?
Beh, dal suo punto di vista la vostra erba è migliore.

Ieri Tizio

- Tu sì che mi dai speranza, hai presofattomollatodecisodisfattorimessorilasciato, io invece vorrei cambiare ma non ce la fo'
mi dice.

Quindi io a lui, senza originalità

- Sì, ma tu hai un lavoro sicuro e stipendio contributi malattia vaucher pizzillacchere premio aziendale cellulare pagato biglietti pass foglietti forse pure la capa figa che forse magari la sera che forse se escono tutti va bene questo forse non c'entra ma il cinismo capite il cinismo di cui sopra spesso forse è pure perverso.
dico più o meno.

In questo caso chi aveva l'erba più verde?
Oppure, reciproco, chi aveva la sfiga più grossa, quella che rende sopportabile l'altra?

Chi, in effetti, ha fatto sentire l'altro sollevato?

Caro Tizio, mi sa che, almeno al 50%, ieri speranza l'hai data tu a me.
E d'altra parte, per l'altra metà, mi hai proprio seccato.

Diciamo che ci siamo dentro entrambi fino alla vita, in 'sto WC che è l'occupazione, e dovremmo ringraziare che ci siano quelli che per respirare han bisogno del boccaglio.

Con tutto il rispetto per chi fa immersioni.

A

martedì 30 marzo 2010

DoveDoveDove?

Questo sta sull'Isola dei Pirati.


Ce ne sono altri in giro?

...

Ho questo conoscente Ottimista che

- Beh, rimbocchiamoci le maniche e vedrai che vaffanculo la Crisi!,
dice

- Giusto, penso io.

Quindi mi rimbocco le maniche e in effetti lavoro.
Mica solo io, cioè.
Più o meno tutti quelli che conosco.
Lavoriamo.
Ci diamo dentro.

C'è quello che fa i motori.
Quell'altro che lavora come commerciale in un'azienda.
Un altro ancora che fa il consulente.
C'è, grazie a Tespi, chi recita e chi fa film e chi scenografie.
Poi ci sono che scrivo, e vabbé, so che non sembra un lavoro ma insomma io mi ci impegno.

Ecco, il punto è che siccome lavoriamo vorremmo essere pagati.
Ed è qui che l'ottimismo in qualche modo mi sembra mal distribuito.
Io ne ho un sacco.
Ne ha un tot quello che fa i motori.
Una buona scorta il commerciale.
Tanto proprio quello che fa il consulente.
Tespi poi, storicamente, ne ha più di tutti.

Invece manca proprio a chi ci dovrebbe pagare, visto che i pagamenti li ritarda.
Ma tanto.
A trenta giorni.
A sessanta.
A luglio.
A quandolecosevannomeglio.

Beh, se non mi paghi le cose non andranno un cazzo meglio, amico: almeno non per me.
Cosa ti manca per essere ottimista e darmi quel che mi guadagno?
O anche solo per darmi una paga giusta e non tirare sul prezzo, con la scusa che
- C'è uno che lo fa per la metà

Credo sia un problema di tesori.
Prima si trovavano sotto le poltrone.
Nei materassi.
Nelle discariche abusive.

Adesso bisogna andarseli a cercare e... beh, chicc'ha voglia?

...

Ho un sacco di amici che si sbattono e non sono affatto ottimisti.
Ho anche qualche amico che si sbatte e semplicemente ha fatto, con merito e sudore, i soldi.
Poi ho qualche amico che non ce la fa più, e non sa dove sbattere la testa.

E tutto questo gran sbattere non sta facendo aprire manco una finestra, figuriamoci sfondare i muri o riempire le piazze.

L'Ottimista ha ottime ragione per essere ottimista, quindi.
Io magari un po' meno.

Chi trova un'Italia trova un tesoro, mi sa.

A

lunedì 29 marzo 2010

50 e non sentirli

Si festeggi l'evento.



Cinquantesimo post su questo blog.
Il rapporto -di scrittura- più lungo che abbia avuto.

...

- Ma se sono quattro mesi scarsi che ci scrivi?!?
dice Uno incredulo.
Vero. Ovviamente ho lavorato e lavoro per certe testate da molto più tempo.
Ma oltre alla durata, c'è la frequenza.
Diciamo che questo è il posto su cui scrivo con maggiore frequenza.
E' vero che mi sono preso lunghe pause di riflessione più o meno motivate da altri lavori, ma lo è altrettanto che questo è il mio piccolo angolo di terapia giornaliero.

Scrivere qui è l'impegno che ci vuole per continuare a raccontare. Ma anche per trovare qualcosa da raccontare. E per non rischiare di rimanere con le dita ferme troppo a lungo.
Non ci si crede ma invece capita, se non ci si dà una regola e se nessuno ha l'autorità contrattuale di dirti

- Fai!

Si rimane con le dita ferme. E non si trovano storie. E non si racconta.
Il che è terribilmente assurdo se il mestiere che hai scelto è raccontare storie.
E, dopo qualche giorno di Warhammer 40 000 ed Empire earth, è pure abbastanza noioso.

...

Bene, data la ricorrenza, oggi ho pochissime cose da dire perché ho molto da fare: voglio scrivere.
Lo dichiaro per trasformarlo in una specie di vincolo. Una fede nuziale con chi sta leggendo.

- Vuoi tu sposare l'idea di scrivere un testo più lungo di cinquanta righe su quello che stai dicendo sconclusionatamente su questo blog?

Sì, lo voglio.

- Può baciare lo schermo.
Beh, no grazie.

Comunque, pronti via.
Seriamente, continuativamente, appassionatamente.
Scrivo.

Chi legge sarà il primo a sapere quando e cosa ne uscirà.
Chi legge sarà il primo a poter commentare, e aggiungere, e confrontare.
Chi legge sarà il principale responsabile della scelta.

Grazie a Chi legge.

A

mercoledì 24 marzo 2010

SteSSo SaSSo SteSSo oSSeSSo

La sua eSSe sibila lecitamente.



La mia invece non ha né il permesso né l'autorità per.

...

Come sempre ebbro d'idee poco pratiche ieri mi registro.
Nulla di complicato, qualche parole davanti alla mia telecamerina da viaggio.
Poi, sempre col sorriso del dodicenne sbronzo in faccia, mi riascolto.

- She shapessshi shillabare la esshe sharebbe shplendido.
mi dico dall'LCD della camerina.

- Che coglione,
mi rispondo dalla sedia dello studio.

Meno male che ho fatto teatro, che ho impostato la voce, che faccio gli scioglilingua sotto la doccia come Bolt fa ginnastica prima delle gare.

Serve una soluzione, altrimenti addio carriera video-radio-palco fonica.
In caso ne avessi mai una, cioè.
La soluzione arriva come sempre banale.

- Fai esercizi. Un paio di milioni abbondanti.
mi dice un amico che insegna appunto dizione.

Al solito, niente bacchette magiche.
Quindi comincio, di buona lena, con SaSSo, SaSSari, SaSSuolo... convinto come sono che dire bene, se proprio non si può dire giusto, sia già una soddisfazione.

...

Non credo di essere arrivato al centinaio di ripetizioni, ancora.
Ma la costanza in qualche modo mi premierà.
Certo, essere nato con la lingua biforcuta aiuterebbe: la TV insegna che quando di qualcuno sai che mente, gli lasci dire quello che vuole e come lo vuole...

A

martedì 23 marzo 2010

Dall'altra parte dello specchio...

...C'è un giornalista.



Anche se non è detto che sia matto, è probabile che vi offra un té.
O un caffé, magari.
...

C'è una collega che chiamiamo Vi, molto carina e molto in gamba e molto proattiva, che pare sia una bella cosa anche quest'ultima.
Vi cura la comunicazione per un tale Dottore, molto in gamba e molto proattivo anche lui, ma insomma non esattamente carino.
Però,
- Voglio apparire di più in tivvù,
dice a Vi
- Perché è alla tivvù che vanno le persone per diventare famose.

Siccome ha ragione, Vi fa del suo meglio per esaudire il desiderio del cliente, anche se ovviamente si aspetta che le cose finiscano per rivoltarsi.
Organizza un paio di interviste, e persino la partecipazione a uno show per una piccola emittente locale. Lo show è in diretta, quindi il tale Dottore ha dato disposizione a moglieparentivicinidicasalontanidicasaconoscentiamicidipennafittavolimezzadrisottopostivari di registrarlo, per potersi poi rivedere e gioire della sua indubbia cultura e della sua preparazione.

La trasmissione va in onda e per farla breve lui non va affatto male: risponde a tono, ammicca alla camera, riesce persino a cavare una battuta da brufoli e duroni, e non è proprio alla portata di tutti. Arriva a casa e, senza neppure togliersi il cappotto, convoca tutti o quasi quegli moglieparentivicinidicasalontanidicasaconoscentiamicidipennafittavolimezzadrisottopostivari per rivedersi in gaudente compagnia. Versa da bere, stringe qualceh mano, finalmente fa accomodare tutti davanti al plasma del salotto. Inizia il video e, mentre moglieparentivicinidicasalontanidicasaconoscentiamicidipennafittavolimezzadrisottopostivari sorridono per compiacerlo, annoiati come sono dal bis di una trasmissione noiosa già alla prima, il suo buonumore comincia a incrinarsi. Va bene gli ammiccamenti. Vanno bene le battute. SI sopporta perfino la cultura. Ma...

- Ma che faccia di cazzo che ho!

Corre allo specchio, che gli ritorna incolpevole la solita immagine sgraziata, con gli zigomi troppo pronunciati, la carnagione rovinata da un'acne giovanile, l'abbronzatura fuori posto che sembra fare a pugni con la tinta sulla zazzera.
Anni di esercizio e determinazione, però, hanno permesso al tale Dottore non solo di abituarsi a quel riflesso, ma persino di sovrapporvi l'immagine che nel suo intimo ha di sé: un uomo ancora piacente nonostante i sessanta suonati, dal viso maschio e vissuto.

- Ma come hanno fatto a mettermi quella faccia di cazzo?!?

- Via, via, a casa vostra
dice a chi tenta di rincuorarlo, e i vari moglieparentivicinidicasalontanidicasaconoscentiamicidipennafittavolimezzadrisottopostivari colgono al volo l'occasione per prendere la porta.
Beh, tranne la moglie, che però va in camera da letto a far l'amore con il prozac.

- Senti, Vi, ma che cazzo mi hanno fatto al trucco? Io li denuncio...
dice via telefono alla sua addetta stampa, che ovviamente da qualche anno contribuisce a seppellire la faccia spigolosa del Dottore dietro all'Uomoancorapiacente etc...

- Ma io ho veramente quella faccia da minchione là? Ma ti pare?!?
si sfoga, e a un certo punto più che con l'addetta stampa sembra parli alla mamma sua buonanima.

- Non sei affatto così. Sei un un uomo di sessantanni che ne dimostra sì e no cinquanta, con un bel viso maschio, vissuto. Il problema è che oggi vanno di moda gli effemminati. Tutte le luci, il trucco, sono pensati per i visi efebici, non per un fascino mediterraneo come il tuo.

Ora, Vi, che oltre a fare la giornalista è pure femmina, ha una facilità di menzogna degna di un Mefistofele. D'altra parte il Dottore, evidentemente in avanzata crisi di mezz'età e per di più maschio, crederebbe anche ai Baci perugina, se qualcuno gliene regalasse.

- Giusto... I froci! Brutti froci, tutto loro hanno in mano! Ma adesso come... ?

- Non preoccuparti: ci avevo pensato, che il mondo fosse in mano agli omosessuali...

- Froci di mmerda!

- ...e non ho ancora scritto il comunicato stampa... Semplicemente, ce ne dimenticheremo, e aspetteremo un'evoluzione della moda e del senso estetico. Un'evoluzione verso i bei tempi andati. Ora... Hai già preso il caffé?

E tutto finisce in gloria, tranne per i poveri moglieparentivicinidicasalontanidicasaconoscentiamicidipennafittavolimezzadrisottopostivari, a cui viene tassativamente ordinato di cancellare il nastro della trasmissione, a costo di registrarci sopra il tiggì di Minzolini.

...

Ora, fare comunicazione è un mestiere complesso e affascinante.
Ma mi sa che, per ogni P.Iva che si rispetti, la parte più interessante del lavoro sia il rapporto coi clienti.

Evviva.

A

lunedì 15 marzo 2010

Chi non muore...

...Si risente.
A meno che non gli abbiano urlato nell'orecchio con un megafono e un impianto audio da un quintilione di watt per tutto il sabato pomeriggio.
Ecco, a me è capito proprio così.

...

Qualche giorno fa ho partecipato a una manifestazione di piazza.
Quelle con le bandiere, per intenderci, e con gente che
- Abbasso questo,
dice, oppure
- Noi siamo contro!
o anche
- Noi vogliamo che.
gridato a squarciagola.

Il ricordo più vivido è la tela di uno striscione che continuava a solleticarmi la nuca.

Il mercato del lavoro continua a essere una disgrazia.
Io continuo a essere una disgrazia, ebbro come sono di sbalzi d'umore.
Però -e guardate che qui sta il bello- ero in mezzo a quelle persone di tutte le età le professioni le formazioni le taglie di scarpe e di reggiseno e di cappello senza essere con loro.
Circondato dal calore umano di un mucchio di persone per bene, io ero sul mio piccolo continente privato, a raccontarmi la storia di mestesso in mezzo alla manifestazione delle persone per bene.

Non vorrei essere frainteso: il Governo di Centrodestra in carica è una iattura per la democrazia, ed essendo questo un fatto oggettivo a chiunque non sia direttamente implicato nello scempio che è l'Italia del 2010, non mi considero di parte né scorretto affermandolo.
Però, pur battendo le mani nei tempi giusti, pur sorridendo alla mia vicina cinquantennepasionaria, pur lasciandomi emozionare da alcuni interventi, io stavo elaborando ben altre considerazioni sul mondo e sull'uomo rispetto a quelle importantissime dell'ANPI dei sindacati degli studenti etc.
Non migliori.
Solo su un altro soggetto.

...

Scrivo e racconto storie. E' la mia professione e la mia passione, accidenti. Questo, in un certo senso, fa di me un diversamente (dis)occupato che non ha nulla di cui lagnarsi, per cui urlare, per scenderci in piazza rosso (in faccia) e accigliato e rosso (in falce&martello).
Nel mio caso la rabbia è sempre più sublimata da una enorme, sbrodolante e francamente spaventosa soddisfazione post-coitale.

Vuoi vedere che sono uno straordinariamente occupato, adesso?

A

lunedì 15 febbraio 2010

Ingarbugliami l'anima

Diavolo.



E avvocato.
Le due cose quasi sempre vanno a braccetto.

...

Quindici giorni fa mandiamo la nostra bella bozza di contratto a un potenziale cliente.
Io e un collega. Ufficio stampa. Quel genere di cose che devi dire a tutti di dire a tutti quanto è figa la cosa di cui parli. Niente di particolarmente umilianrte, beninteso.
Anzi, quasi una cosa carina.

Io e il Collega abbiamo limato i costi, ci siamo fatti un po' violenza, ci siamo detti un

- Poco è meglio di niente

e un

- Questi hanno le tasche vuote
E altre noisità così.

Mandiamo appunto la bozza, con il preventivo finale, che praticamente copre le spese.
Aspettiamo.
Aspettiamo.
Aspettiamo.

- A te hanno poi fatto sapere qualcosa?
chiedo al mio semi-socio
- No. La diamo per persa?

- Diamola per persa: peccato, ma in fondo sarebbero state due lire.

Passa il tempo e io, con la mia solità ingenuità d'infante, comincio a raccontarmi le storie

- Ochei non avevo il profilo giusto per loro e l'hanno capito pur senza leggere il mio profilo, visto che certe cose un buon manager le sente col naso e io avevo dimenticato il dopobarba;

O forse

- Hanno trovato uno che glielo faceva meglio per due polli e tre cipolle: accidenti all'aritmetica, concorrenza + crisi = guerra tra poveri

e

- Non gli sono piaciuto ché ho i capelli lunghi io e sta pelato il mio socio: il contrasto uccide l'estetica e l'armonia cosmica -prerogativa di ogni azienda- seria ne sarebbe stata compromessa

o anche

- Il Cliente ha un figlio che si droga un sacco e lui, da un buon padre, gli offre un posto da giornalista (ché tanto scrivere son capaci tutti) così almeno il ragazzo i soldi per la roba se li guadagna onestamante e la smette di taglieggiare sua madre -la moglie del Cliente, cioè- che poi poveretta è costretta a fargli la cresta sulla spesa. Praticamente gli da i soldi direttamente senza l'intermediazione involontaria della moglie, inn u esempio da manuale di redistribuzione efficiente delle risorse.

o soprattutto

- Il Cliente è frocissimo e io non gli piaccio da dietro (questa è probabile).

o il macchiavellico

- Ci avevano chiamato solo per avere un altro prezzo con cui confrontare quello dei giornalisti che in realtà avevano già chiamato e vedere se quel tal prezzo era onesto.
Molto risentiti del fatto che quelli gli avessero chiesto un prezzo giusto, e non il tozzo di pane rosicchiato proposto da noialtri, hanno immediatamente indetto un incontro con quei tali colleghi, i quali sdegnosi hanno fatto intendere che questo è basso mercimonio e che loro nonono hanno un'etica una morale una casa al lago e non si piegheranno a una tariffa da servitù della gleba. Scosso, il Cliente intona il miserere, si fa la tonsatura e non solo paga -agli altri- il giusto, ma decide di farsi frate per espiare le sue malefatte.

Arrivo perfino a pensare che semplicemente l'evento per cui hanno bisogno di un addetto stampa sia saltato.
Quando insomma le redini dell'immaginazine sono ormai a briglia sciolta, tramite i soliti giri del

- Senti, io non te l'ho detto ma...

abbiamo scoperto la verità.

...

Io non sono un avvocato.
E non solo nel senso che non sono il Demonio.
Non lo è neppure il mio semi-socio. Né avvocato né demonio, intendo.
D'altronde, se lo fossimo cercheremmo lavoro come avvocati -o demoni- mica come giornalisti.
Però fino a fare un'offerta di contratto -copiaincollata dal sito dell'ordine- arriviamo, pure con qualche incertezza sui tasti.

Ma evidentemente siamo stati ambigui in qualche passaggio
Il nome?
perché il nostro Cliente
che di mestiere NON fa l'avvocato, qualora ve lo chiedeste
ha pensato di fare visionare la nostra bozza
-senza discuterne con noi-
a un legale.
Il quale qualcosa di satanico lo deve avere, perché 'ste due pagine scritte a macchina piene di formule di rito se le tiene sulla scrivania da appunto quindici giorni.

Praticamente, siamo entrati in contenzioso di formule burocratiche senza neppure avere un lavoro. E senza hce nessuno ci avvertisse della cosa, tra l'altro.
Dati i tempi della giustizia italiana, è probabile che l'avvocato si pronuncerà in merito al nostro contratto dopo la fine dell'evento di cui dovremmo curare il servizio stampa, e forse anche dopo la fine del mondo, che come sapete ci capiterà addosso con trionfo di zolfo e mortaretti tra un paio d'anni.

Ma due anni sono un'infinità, se pensi che ogni giorno la vita sa stupirti...

A

martedì 2 febbraio 2010

Semplicità volontaria

Tutto cambia.



Io per esempio da un po' ho messo la quarta ma comincio a pensare che finirò la benzina prima di arrivare da qualche parte.

...

C'è questa cosa che si chiama downshifting, letteralmente "scalare la marcia", ma che noi italici definiamo tecnicamente "semplicità volontaria".

Io ne ho sentito parlare per radio: questo tizio di Genova prima faceva il turbomanager e poi si è accorto che la vita-di-mercato fa schifo ed è mostrificante quindi ha cominciato da capo, appunto riducendo i giri del motore. Meno lavoro, meno soldi, ma anche meno stress e più tempo libero da passare con la famiglia e in generale a pensare a sé stessi e alla propria salute.

Un rapido giro su wikipedia mi fa scoprire che uno dei simboli della semplicità volontaria è tale Robert Reich, Ministro del Lavoro durante la prima amministrazione Clinton, che ha rifiutato l'incarico per il secondo mandato appunto per poter passare più tempo con la sua famiglia.

...

Beh, la semplicità volontaria mi piace.
Mi piace quello che rappresenta e condivido i valori che la sottendono tanto quanto ripudio i disvalori che avversa.
Ma un diversamente (dis)occupato quale io sono è un downshifter?
Io lo sono?

Anche sì. Perché faccio o provo a fare quello che amo. Perché ho scelto la sobrietà in luogo del consumismo. Perché è più facile ridere con gli amici adesso di quanto non fosse qualche mese fa.
Perché prima facevo un lavoro che santoddio avevo scelto e che mi corrispondeva un buono stipendio, ma che in definitiva prevedeva qualcosa a cui non ero disposto: la prostituzione.

E anche no. Perché non sono sicuro che la mia qualità della vita sia migliorata, visto che ogni rifiuto -di curriculum, di racconti, di.- è una sferzata alla mia autostima; che ci sono notti in cui il sonno non ci pensa proprio di arrivare; che il tempo alla fine mi manca lo stesso: che non sempre capisco la differenza tra
- Non voglio
e
- Non sono capace.

Insomma, sono (anche) un diversamente downshifter.
Non so perché ma lo trovo appropriato.

A

martedì 26 gennaio 2010

12 dosi di felicità.

Adoro lo spam.


E' vario come il mondo, altrettanto sporco ma molto più ottimista.

...

- Ragazza dall'Est molto carino 25 anni vecchia affidabile voglio una relazione seria per potere diventare la tua gioia

o anche

- Riscoprire l'energia dei 20 anni per soli XXX euro

o i magnifici

- Casinò on line: NON è UNO SCHERZO solo per te un bonus di XxX euro da spendere subito.

Naturalmente, da diversamente disoccupato, non posso non focalizzarmi sui vari
- Lavora da casa e aumenta del 75% il tuo reddito
che, considerando il mio reddito attuale, vuol dire zero, ma vabbé,

- Ci serve solo un conto corrente per trasferire dei capitali: buoni guadagni e tutto perfettamente legale
è uno dei più accattivanti, anche se il magnifico e sempre attuale

- Vuoi imparare a lavorare per il web?
ha un che di più convincente.

Uno spasso, ad aver tempo di leggerli.

...

La cosa che mi fa amare lo spam è la consapevolezza che, dietro l'inferno dei traduttori automatici e dei compilatori che mandano a tutti gli indirizzi possibili e scrivibili, c'è qualcuno che quei testi li scrive davvero, e che ad essi affida le proprie speranza di guadagno.

Visto che questo Qualcuno è molto costante, e che non tutto lo spam è anhce virus malefico che vuole prendere il controllo del mio mause, probabilmente ha anche un ritorno dal tanto impegno che profonde.

Lo spam come nuova formula di comunicazione promozionale?
Qualcuno pensa di sì.
Ed è tenerissimo che continui a spedire i suoi messaggi d'amore dritto nel cestino della nostre caselle.

Spammare significa struggersi.

A